L’impatto sociale protagonista al Social Football Summit

Italiacamp “Impact Partner” dell’evento internazionale dedicato alla Football Industry

Prosegue l’impegno nella valorizzazione dell’impatto sociale al Social Football Summit con l’ingresso di Italiacamp come  Impact partner dell’evento internazionale dedicato alla Football Industry organizzato da Social Media Soccer Srl. La manifestazione, giunta alla quarta edizione, coinvolgerà a Roma nel mese di novembre alcuni tra i più importanti stakeholders dell’ecosistema calcio: istituzioni, federazioni, leghe, club, top brand internazionali, media e broadcast, startup e talents.

La partnership, pensata per approfondire i temi connessi alla valutazione dell’impatto sociale generato dallo sport, e del gioco calcio in  particolare, vedrà crescere la sinergia fra Italiacamp e il Social Football Summit. L’organizzazione, già presente durante la scorsa edizione in veste di Top speaker, avrà in questa edizione un ruolo attivo nella selezione di contenuti e ospiti per le sezioni dedicate al social impact, in particolare durante alcuni degli appuntamenti del “Road To SFS21”, il percorso di avvicinamento al Social Football Summit.  Ma non solo: Italiacamp, infatti, coordinerà l’Impact Room, uno spazio nel quale metterà disposizione il proprio know how con delle sessioni di formazione sulle politiche attive finalizzate a realizzare impatto positivo nel mondo del calcio.

Social Football Summit quest’anno sarà in forma hybrid edition (evento in presenza e in live streaming su piattaforma digitale) per garantire a tutti di poter partecipare e interagire nella modalità preferita. Il “Road To SFS21”, una delle principali novità di questa edizione, si comporrà di 3 format (Social Football Café, Football Summit Awards, Innovation Football Challenge) che, con modalità e stili diversi, abbracceranno le tematiche individuate per la quarta edizione di SFS21:

  • Innovation & Technology
  • Formazione
  • OTT & Broadcast
  • Impact, Responsibility and Sustainability

La collaborazione fra la manifestazione internazionale e Italiacamp vedrà il suo debutto mercoledì 16 giugno alle 14.30 in diretta streaming sul sito ufficiale dell’evento con il primo Social Football Café “Impatto, inclusione e responsabilità: il volto autentico del calcio” al quale interverranno Elisabetta Scorcu, Responsabile Csr, Eventi e iniziative tifosi Supporter Liaison Officer del Cagliari Calcio, Elisabetta Scognamiglio, Head of Communities Domain di Italiacamp, e Massimo Tucci, Project & Programme Director di Social Football Summit.

Il Social Football Summit ha nella sua vision essere un punto di riferimento per lo sviluppo della football industry. Se un’impresa genera impatto sociale positivo sulla propria comunità sarà anche più forte e competitiva. – dichiara Gianfilippo Valentini, founder di Social Media Soccer – e in questa quarta edizione con la partnership con Italiacamp che ringrazio molto per la volontà di essere presenti al nostro evento, vogliamo dare un forte e autorevole impulso alla riflessione e alla crescita di competenze su questi temi fondamentali e strategici”.

Questa partnership è un nuovo e importante tassello nel nostro percorso dedicato a sport e impatto sociale – ha detto Fabrizio Sammarco Amministratore delegato di Italiacamp – al centro del nostro lavoro la necessità di diffondere non solo una nuova narrazione, ma soprattutto un nuovo approccio ai temi sociali nel calcio: il social impact non unicamente come attività filantropica, ma come vettore strategico, una nuova leva di mercato e di business per tutte le società”.

Tutte le novità, l’elenco degli speaker, le informazioni sulle modalità di collaborazione e iscrizione e l’intero programma, saranno disponibili su questo sito.

grafica puntata social football cafè con Ciccarese, Cori e Russo

Social e analisi dati: Lega Serie A tra i migliori canali digitali delle Top 5 leghe

Capiamo come la Lega Serie A si è mossa dopo la pandemia e la situazione globale con i dati di Talkwalker

Dopo una settimana di pausa, ritorna il Social Football Cafè, uno degli appuntamenti satellite del Social Football Summit, evento organizzato da Social Media Soccer che si terrà come da tradizione a novembre, per questa l’edizione 2021 in formato hybrid, quindi sia online che offline.

Per la quinta puntata del Cafè intitolata “Content, social e analisi dati: Top 5 campionati europei_ Euro2020” powered by Talkwalker, ospiti Michele Ciccarese (commercial e marketing director di Lega Serie A), Stefano Russo (Sales Dir. Media&Sports EU Talkwalker) e Damiano Cori (Social Media Soccer).

Damiano Cori ha aperto la puntata focalizzandosi sul legame pandemia e calcio, per cercare di capire cosa è cambiato da un anno e mezzo a questa parte.

“La pandemia ha permesso di riscoprire l’importanza del mondo social e digital. Avendo più tempo a disposizione e meno touchpoint, club, federazioni e leghe hanno potuto riscoprire la centralità di queste piattaforme aumentare esposizione mediatica ed engagement grazie alle properties digitali”.

La visione di Stefano Russo, sul punto sollevato in precedenza.

“La pandemia più che un inversione di marcia ha generato un accelerazione delle tendenze già esistenti, comportamenti e consumi emersi già prima. La fruizione di internet, il gaming, e-commerce e lo streaming sono cresciuti tantissimo. Questa accelerazione si è andata a calare in una situazione difficilissima: stadi chiusi, difficoltà economiche delle società calcistiche. Questa digitalizzazione emerge qindi in un quadro economico delicato.

Quello che abbiamo assistito noi come Talkwalker, stando anche a contatto con molti club di calcio con i quali lavoriamo, riguarda gli investimenti maggiori in termini di iniziative legate a strategie, competenze, ma soprattutto, rispetto al pre-pandemia, abbiamo notato un’attenzione maggiore a quello che è il ritorno sull’investimento.

Si è avviata quindi una fase più matura di trasformazione digitale”.

Molto interessanti i dati offerti da Talkwalker. Numeri e analisi che ci restituiscono il valore commerciale e digitale di una lega come Serie A.

Proprio la Serie A si è posizionata all’ottavo posto tra i marchi più amati in Italia secondo la classifica LOVEBRAND, graduatoria che vede primeggiare il brand Armani.

“Dal momento che aumenta la consapevolezza digitale, è importante avere informazioni e dati misurabili spendibili sul mercato.

C’è un dato emblematico ed è quello che ci fa scoprire qual è il peso della Serie A nell’economia di tutto ciò che viene trasmesso in tv in Italia. Nella stagione televisiva che è finita da poco, la Seria A tra settembre e maggio ha generato il 38%del volume di interazioni sui social dovute alle conversazioni sulle trasmissioni televisive, e nel mezzo di tutto ciò dobbiamo considerare San Remo e trasmissioni simili. È un dato grande per la Serie A.

Stando sempre ai dati rilevati, abbiamo visto come le leghe che generano gran parte dell’engagement e quindi interazioni in tutto il mondo, sono Premier League, LaLiga e Serie A. Leghe che si posizionano davanti ai colossi americani della NBA e NFL”.

Michele Ciccarese, ha raccontato cosa è cambiato per Lega Serie A quando è scoppiata la pandemia, e come la lega italiana di calcio ha reagito a questa condizione.  

“La pandemia ha dato un boost al mondo digitale.

Come si traduce all’interno del mondo del calcio, dei club e della Serie A?

Alla stessa maniera degli altri media. Per la prima volta gli investimenti sui media digitali hanno superato quelli della televisione. Come abbiamo visto, se capita che la trasmissione delle partite viene sospesa (a causa del lockdown, ndr) noi e i 20 club di Serie A dobbiamo offrire in quel lasso di tempo qualcosa ai tifosi e in questo caso emergono altri asset come i social e le piattaforme digitali. Questa situazione ci ha portato infatti ad aprire 14 nuovi canali, a essere presenti in più Regioni del mondo.

Creando contenuti ed essendo rilevanti permettiamo ai tifosi di collegarsi ma anche per i partner commerciali i contenuti diventano nuove opportunità. Anche nuove situazioni come è stata la eSerie A”.

Sempre Michele Ciccarese si è soffermato sul paradigma futuro dei tifosi sui social.

“Prima sui social c’era la tendenza a seguire i grandi calciatori e i content creator, diciamo in maniera passiva. Oggi al contrario vediamo un’azione attiva dei consumatori, per questo nascono nuovi social come TikTok o funzionalità come i reel perché le persone vogliono essere più protagoniste. Questa è una sfaccettatura dove il calcio deve sapersi inserire.

La rivoluzione futura sta nel mettersi al servizio del consumatore e non solo fargli pagare un abbonamento”.

Appuntamento a mercoledì prossimo con la sesta puntata del Social Football Cafè dal titolo “Impatto, inclusione e responsabilità: il volto autentico del calcio” con Elisabetta Scognamiglio (Italiacamp), Elisabetta Scorcu (Cagliari Calcio) e Massimo Tucci (Social Media Soccer. Appuntamento alle ore 14:30 sulla pagina Facebook di Social Football Summit e dei media partner.

Donna che tiene in mano una cartella con dei documenti

Il peso della Serie A nella televisione italiana

Le partite trasmesse da Sky e Dazn del nostro campionato generano gran parte delle conversazioni sui social degli utenti rispetto ad altri programmi

L’avvento dei social network ha cambiato non solo il nostro modo di comunicare o di interagire con gli altri, ma ha anche avuto influenza sugli altri media e su altre nostre abitudini, come ad esempio la visione delle trasmissioni in tv.

In particolar modo Twitter e poi Facebook, sono social prettamente testuali che hanno creato le condizioni ideali per il fenomeno del second screen, ovvero la visione di un evento in tv, che sia una manifestazione sportiva o il nostro reality show preferito, accompagnata dallo smartphone o tablet per commentare in diretta sui social ciò che stiamo vedendo in tv.

Un’abitudine delle persone che ha forse abbassato i livelli di attenzione nella visione, ma che ha triplicato le potenzialità mediatiche che può assumere un evento grazie alle conversazioni degli utenti. In alcuni casi addirittura, ciò che leggiamo e condividiamo sui social con gli altri utenti diventa più interessante di ciò che stiamo guardando in televisione.

Nel caso degli avvenimenti sportivi come le partite di una manifestazione importante, dare uno sguardo ai social durante i 90 minuti diventa quasi d’obbligo, il più delle volte il second screen è anche uno strumento per approfondire alcune informazioni sui protagonisti in campo o conversare con alcuni opinion leader.

Diventa quindi importante per i media e gli stakeholders valutare quello che succede in rete, il sentiment e le interazioni tra gli utenti mentre dialogano di un certo tipo di evento televisivo.

Proprio per capire questa angolatura, questa volta insieme a Talkwalker e il tool di monitoraggio Social Content Rating che potete scoprire qui, abbiamo deciso di valutare il peso dello sport e della Serie A nella televisione italiana.

Dalla raccolta dati di Talkwalker è emerso che nella attuale stagione televisiva, oltre il 38% dell’engagement è generato dalle partite di Serie A.

L’analisi sul numero di interazioni generate dai programmi televisivi in Italia crea una torta spartita in questo modo: il 27,9% è generato dalle partite di Serie A trasmesse da Sky Sport, il 9,7% da quelle trasmesse da DAZN (queste due sommate fanno appunto il 38%), mentre il restante 62,4% delle interazioni suo social è generato da tutti gli altri programmi.

Una serie di dati che fa emergere la centralità del calcio in Italia nelle discussioni degli utenti, una situazione che è specchio dell’enorme passione dei tifosi italiani.

I social network presi come riferimento dell’analisi sono Facebook, Twitter, Instagram e Youtube.

donna con un telefono in mano

Lo sport europeo impatta più di quello americano sui social network

Talkwalker ha analizzato la stagione appena conclusa mettendo a confronto le leghe sportive europee con quelle americane

La stagione 2020-2021 ha calato il sipario poche settimane fa regalando spettacolo e verdetti definitivi solo alle ultime stagioni.

Proprio in questa parte finale particolarmente emozionante dei vari campionati sportivi, si è potuto rivedere anche un graduale ritorno dei tifosi allo stadio. Per il resto della stagione però i tifosi hanno assistito alle partite di campionato da casa, riversando le proprie sensazioni e opinioni sui social, piattaforme che mai come nell’ultimo anno sono riuscite ad assumere un ruolo sociale in cui milioni di persone si sono riunite per dialogare sugli sport preferiti.

Il finale di stagione diventa come sempre il momento ideale per tirare fuori le somme e fare un’analisi quantitativa della rilevanza dello sport e del calcio sui social network.

Questa volta insieme a Talkwalker e il tool di monitoraggio Social Content Rating che potete scoprire qui, abbiamo deciso di valutare la rilevanza dello sport europeo in confronto a quello americano.

Per farlo Talkwalker ha monitorato diverse federazioni, club e leghe sportive, tra cui le blasonate Top 5 leghe europee (Premier League, Liga, Serie A, Ligue 1, Bundesliga), ma anche realtà globali come Formula 1, MotoGP, Women Soccer League.

Per quanto riguarda le leghe americane invece, sono state prese in esame: NBA, NFL, UFC, WWE, MLB, NHL, PGA, MLS, AEW, WSL, NASCAR, WNBA, CDL, LCS, NBA2K, OWL, INDYCAR, LPGA e XFL.

Si nota subito una maggior presenza di leghe a stelle e strisce, le stesse che sui social postano e producono molti più contenuti dei competitor europei; eppure, il primo dato che emerge è abbastanza eclatante: sono le leghe europee quelle che possono fare affidamento su un tasso di interazioni maggiore.

Squadre e federazioni americane postano di più, ma in termini di engagement vince l’Europa.

È sorprendente notare come nella suddivisione in percentuale dei 18 miliardi di interazioni generate dalle federazioni, il dato sia molto sbilanciato in favore dell’Europa che vanta il 71,2% delle interazioni contro il 28,8% americano.

Il motivo di questo risultato sta nella grande capacità del calcio e delle leghe calcistiche europee di scaturire numeri enormi di interazioni. Nella classifica top 5 delle leghe per numero di interazioni troviamo infatti sul podio la Premier League, LaLiga e a seguire la nostra Serie A. Queste tre mettono dietro le inseguitrici NBA e NFL, leghe sportive americane vantate in tutto il mondo per l’elevato valore attrattivo e commerciale.

I social network presi come riferimento dell’analisi sono Facebook, Twitter, Instagram e Youtube.

Per approfondire o scoprire altri dati e analisi di questo genere, vi consigliamo di visitare il sito di Talkwalker.

copertina puntata all or nothing behind the scenes

Marcello Lippi ospite del Social Football Cafè insieme a Paolo Condò

Continua il percorso di avvicinamento all’edizione 2021 del Social Football Summit, l’unico evento italiano dedicato alla Football Industry con speaker internazionali, organizzato da Social Media Soccer.

Tra gli aventi collaterali di avvicinamento, ecco il Social Football Cafè, una serie di live monotematiche che ha avuto l’onore di ospitare Marcello Lippi e Paolo Condò nella quarta puntata di mercoledì 26 maggio.

La puntata “All or nothing: behind the scenes” con il tecnico campione del mondo e il giornalista di Sky Sport è stata moderata da Massimo Tucci, programme and project manager del Social Football Summit.

Nella mezz’ora trascorsa con gli ospiti si sono approfonditi diversi punti, tutti inerenti al nuovo modo di raccontare il calcio con uno stile da dietro le quinte proprio dei documentari usciti negli ultimi anni a cura di Netflix. Amazon e Sky. Marcello Lippi ha parlato del rapporto con alcuni suoi giocatori oggi allenatori, il suo addio al calcio con un occhio al futuro.

L’inizio della puntata è subito un’occasione per chiedere a mister Marcello Lippi quali sono le cose che gli mancano oggi del calcio:
“Sinceramente il calciolo vivo quotidianamente il calcio ancora oggi, in televisione guardo solo quello, ma del calcio da allenatore non mi manca niente. Da un anno ho deciso di non allenare perché sento che non mi manca niente.
“Se dovesse arrivare una chiamata in un lavoro diverso, tipo il supervisore tecnico in una società dove conosco già le persone, la prenderei in considerazione, altrimenti così”.

Sulla crisi del calcio e i cambiamenti più rilevanti nel mondo del calcio:
“Bisognerebbe partire da un ridimensionamento generale. Non tutti, ma la maggior parte dei proprietari di club (che volevano la Superlega, ndr) sono arabi, russi o americano, per questo non conoscono la nostra cultura calcistica, la nostra mentalità e quella dei tifosi, nemmeno la storia delle società più piccole che attraverso la programmazione riescono ad ottenere risultati.

C’è stato un grande concorso di colpa. Se è vero che i proprietari hanno deciso di fare ciò per riparare ai debiti dei club, la colpa è anche delle istituzioni che non ha controllato questo indebitamento”.

Sempre Marcello Lippi, sulle nuove serie tv che stanno raccontando il dietro le quinte del calcio:

“Non mi piacciono. Ho visto la qualità e onestamente non mi sono piaciute.
A proposito della serie su Totti, non mi è piaciuto nemmeno vedere una persona diversa con una voce diversa che interpretano quella parte.
Io ho sempre impedito l’ingresso di telecamere negli spogliatoi o cose simili, poi mi sono reso conto che il mondo stava cambiando e ho capito che dovevo essere più permissivo nei confronti di queste proposte.

La capacità di un allenatore di creare i presupposti psicologici in uno spogliatoio è sempre stata accompagnata dalla volontà di respingere tutto quello che arrivava dall’esterno”.

Sui giocatori che Lippi ha allenato e oggi siedono in panchina:

“Non pensavo che Zidane sarebbe diventato un allenatore così grande. Zidane ragazzo dolcissimo, molto serio che va d’accordo con tutti, eppure durante la carriera ha fatto alcuni gesti. Pensavo che avrebbe fatto altro a fine carriera e invece è diventato uno dei più grandi”.

Lippi ha svelato anche qual è oggi l’allenatore che gli somiglia di più:

“Forse Gattuso è quello che caratterialmente mi somiglia di più come allenatore, alla Fiorentina farà bene”.

Paolo Condò sul format attuale del calcio e la crisi generale:

“Non se ne esce con un singolo provvedimento, ma una riforma complessiva.
Per quanto riguarda la crisi, il problema quando sono arrivate le presidenze dei russi, arabi e più di recente cinesi, è che questi non avevano come obiettivi la vittoria sportiva, il guadagno attraverso il calcio, ma quello che viene definito il soft power.

Ovvero, il calcio come grimaldello per entrare in mondi dove altrimenti faresti fatica ad entrare, penso a Roman Abramovich che per farsi accettare nel mondo occidentale compra il Chelsea”.

Sui giovani che starebbero perdendo interesse verso il calcio in favore di altri generi di intrattenimento:

“Mi sembra una di quelle profezie autoavveranti. Io a partire dai miei figli conosco un sacco di ragazzi che se c’è una bella partita in tv non si perdono un minuto e anche loro sono dei giocatori di Fortnite che è quello che viene considerato il competitor principale.

Rendiamo migliore lo spettacolo del calcio ma senza la necessità di andare a perdere i vecchi clienti per paura di non trovarne in futuro di nuovi”.

Sulle serie tv, Condò si è espresso così:

“Ovviamente il mio parere è diverso da quello di Marcello.
In generale gli allenatori della generazione di Marcello sono gelosi sui loro aneddoti e sulla privacy dello spogliatoio. Con loro hai sempre il presentimento di essere il dentista che va dagli allenatori a chiedere i segreti.

Questa concezione è stata ribaltata dagli ultimi documentari. Ci sono dei dettagli che moltiplicano lo spettacolo del calcio in maniera esponenziale e la fanno diventare la più bella narrazione moderna che possa esistere.

Poi mi rendo conto che una certa sacralità che è alla base di tanti risultati, poi viene a mancare”.

Paolo Condò ci ha anche raccontato un aneddoto particolare su Francesco Totti, emerso al momento della scrittura del libro “Un Capitano”, scritto proprio dal giornalista insieme all’ex capitano della Roma:

“Quando scrivevamo il libro, Francesco mi ha giurato che se non esistessero le immagini dello sputo a Poulsen, lui negherebbe, convinto di essere nella ragione, e non aver fatto una cosa così brutta perché è una cosa che gli faceva talmente schifo solo da pensare. Quando Francesco vide le immagini svelò che fu la cosa che lo rese più deluso di se stesso di altre. Ci fu uno sdoppiamento della personalità”.

Il percorso del Social Football Cafè si ferma per una settimana e riprenderà in occasione di mercoledì 8 giugno alle 14:30 con la puntata “Content, social e analisi dati” con focus su Top 5 campionati europei e Euro2020 powered by Talkwalker insieme a Stefano Russo (Talkwalker), Damiano Cori (Social Media Soccer), Lorenzo Dallari (Lega Serie A).

 

il calcio, tra reale e social copertina

Calcio, tra reale e social: come è cambiato il racconto con l’avvento dei social

Undici anni fa sembrava impossibile immaginarsi una comunicazione così intima, soprattutto da parte dei calciatori. Ne abbiamo parlato al Social Football Café

L’avvento dei social media ha stravolto prima la comunicazione in generale, e poi col tempo, ha toccato e cambiato anche il modo di parlare e raccontare il calcio. Nell’ultimo anno addirittura, complice la pandemia, molti media e personaggi pubblici hanno dovuto rivedere il proprio modo di comunicare e anche di usare i social. Ne sono stati un esempio i club di calcio e i calciatori che con tempo libero a disposizione hanno rotto le ultime barriere dell’intermediazione nel dialogo con i tifosi.

Da quell’esperienza alcuni media e addetti ai lavori hanno trovato nuovi format per coinvolgere il pubblico. Contenuti interamente costruiti sulle piattaforme di social media che continuano così a essere centrali e a plasmare la narrazione sportiva.

Si è parlato di questo nella terza puntata del Social Football Café dal titolo “Calcio, tra reale e social” insieme a Luca Marchetti di Sky Sport, Giacomo Brunetti della community di Cronache di Spogliatoio e Luigi Di Maso di Social Media Soccer, quest’ultima, realtà che fa della comunicazione social il proprio pilastro fondativo.

“I social hanno allargato la base di interesse di alcune tematiche, perché il social ce l’hai sul telefonino, a portata di mano in qualsiasi momento della giornata, mentre la televisione no. I social hanno permesso di fruire di un approfondimento mentre sei in giro, sul tram, in più i social permettono di mischiare intrattenimento e informazione, qui bisogna essere bravi a non scadere solo nell’intrattenimento.

La grande differenza sta nel metodo di fruizione”. Questa la visione di Luca Marchetti su come i social hanno cambiato il racconto del calcio, riflessione alla quale è seguita quella di Giacomo Brunetti:

“Il termine consapevolezza dell’utente è quello che durante la prima pandemia ha aiutato molto una realtà come la nostra. Quando un certo pubblico è passato dall’idea di digitale da mostro a supporto, è cambiato molto. Penso anche ai giocatori che se due anni fa avessero fatto una stream su Twitch sarebbero stati tacciati di poco impegno, oggi invece è un modo per umanizzare la loro comunicazione”

Per i media, ma per altre realtà che nascono sui social, il percorso non è lineare, richiede tempo e soprattutto necessità di una costruzione della credibilità e fidelizzazione degli utenti.

“C’è stato un periodo in cui sui social valeva tutto, fake news o interviste inventate. C’era una certa ignoranza nell’utilizzo dei social di alcune persone e in un primo momento ci scontravamo con questo ambiente. A livello di costruzione della credibilità non è facile per una community che nasce esclusivamente dal web.

Tra gli step che ci hanno permesso di crescere la live con Bruno Fernandes due giorno dopo il primo lockdown, il format delle lettere dei calciatori come fatto con Armando Izzo per cominciare, e oggi invece siamo qui a pubblicare il nostro primo documentario con un club di Serie A, grazie alla Sampdoria che si è affidata a noi”.

Luigi Di Maso ha invece voluto sottolineare il cambiamento di paradigma nelle abitudini delle persone

“Oggi si parla di dieta mediatica. Non siamo più obbligati a star dietro al palinsesto televisivo e ai suoi orari, ma decidiamo noi che media e fonti di intrattenimento inserire nella nostra dieta informativa”.

Spazio come in ogni puntata del Social Football Café alle domande del pubblico, una in particolare sulle caratteristiche del giornalista del futuro che deve lavorare specialmente con e sui social.

“Secondo me deve essere molto versatile, deve saper far tutto. Deve saper montare, deve saper scrivere, deve avere il gusto dell’immagine, e questa è la prima parte. In seconda battuta deve conoscere, non deve dimenticarsi mai che deve sporcarsi le mani. Purtroppo, oggi vedo per esperienza personale e quella vissuta a Sky che si pensa che fare il giornalista vuol dire riprendere ciò che pubblicano gli altri. In realtà fare il giornalista vuol dire scrivere per primo la notizia.

Le competenze tecniche quindi ci devono essere perché il mondo spinge da quella parte, ma se non hai le tue informazioni, la tua credibilità, non fai strada”.

Prossimo appuntamento mercoledì 26 maggio alle 14:30 con la puntata “All or Nothing: behind the scene” insieme a Paolo Condò, Marcello Lippi e Massimo Tucci per Social Media Soccer.

 

Per il secondo café “Women in Football Leadership”

In un periodo storico ideale per grandi cambiamenti nel calcio, il ruolo della donna in questa industria va ridefinito insieme ai protagonisti

Sviluppo del movimento femminile ma soprattutto grande focus sulla leadership e il ruolo delle donne nel contesto dell’industria del calcio.

Sono queste le tematiche discusse nella seconda puntata del Social Football Café, il format di live social monotematiche organizzato da Social Media Soccer.

Nella puntata di mercoledì 12 maggio intitolata Women in Football Leadership hanno partecipato Rebecca Corsi vicepresidente del neopromosso Empoli FC e presidente della sezione femminile dei toscani, ovvero l’Empoli Ladies. Insieme a lei, Francesca Buttara la responsabile relazioni istituzionali e comunicazione della Lega Pro oltre a Emanuela Perinetti di Sport Dots.

Francesca Buttara di Lega Pro ha dedicato i suoi interventi sulla questione del riposizionamento della figura delle donne nel calcio e nella società, concentrandosi su determinate cause per valorizzarne al massimo le soft skill delle donne:

“Ci sono tematiche su cui il governo punta per rilanciare il Paese dopo questa situazione. Secondo me le donne possono offrire una maggiore sensibilità proprio su tematiche come le nuove generazioni, le categorie più deboli e chi ha più bisogno ad esempio. È lì che le donne possono offrire un valore aggiunto”. Insieme ad altre tematiche come inclusione sociale, transizione ecologica e digitalizzazione che Buttara ha citato nel suo intervento.

Sulla questione dell’inclusività e delle quote rosa, tema che in alcuni casi è stato dibattuto anche per quanto riguarda i livelli di governance del calcio sempre Buttara è intervenuta così:

“Dal mio punto di vista le quote rosa sono strumento temporaneo che purtroppo o per fortuna serve fino a quando non si riuscirà a costruire quella cultura tale per cui le donne riusciranno a sfondare quel tetto di vetro. Quindi al momento sono indispensabili

Secondo me aiuterebbe introdurre la partecipazione maschile anche nei contesti in cui si decide e discute il ruolo della donna, perché sono luoghi frequentati esclusivamente da donne. Sarebbe un punto culturalmente da toccare”.

Rebecca Corsi, presidente dell’Empoli femminile e vicepresidente della divisione maschile, si è soffermata ovviamente più sulle questioni riguardanti lo stato dell’arte del movimento e quindi sul professionismo, fornendo sempre un metro di paragone col contesto maschile. Corsi si è espressa in maniera scettica verso il modello attuale, sottolineando quanto sia arduo sostenere una divisone femminile col sistema attuale:

“Io penso che il femminile abbia bisogno vitale dell’esperienza del calcio maschile, che deve da traino e offrire degli insegnamenti al femminile per uscire dalla bolla di dilettantismo che oggi è ancora tanto presente.

Io vivo entrambe le situazioni, nasco nel maschile e seguo spesso la squadra maschile più di quanto segua il femminile (dell’Empoli, ndr). Questo mi aiuta a crescere più velocemente sotto degli equilibri di squadra, gli aspetti della gestione, cose che poi riporto nel contesto della squadra femminile. Noi abbiamo ragazze che allenano i ragazzi, fisioterapiste che curano i ragazzi. Come club siamo da sempre aperti alla commistione, cosa che credo sia necessaria”.

E sull’eventuale ingresso dei procuratori nel calcio femminile, dato anche il recente accordo tra Mino Raiola e Barbara Bonansea:

“Hanno piegato il meccanismo del maschile con delle cifre astronomiche che oggi non sono più gestibili. Le società non ce la fanno più ad avere sulle spalle oltre agli stipendi dei calciatori anche le varie commissioni dei procuratori. Gli sforzi sono tanti, oggi abbiamo dei partner che agiscono nel maschile e ci aiutano col femminile perché abbiamo comunque la divisione appena arrivata in Serie A, altrimenti sarebbe stato insostenibile.

Il professionismo che ci hanno presentato qualche mese fa ad oggi è totalmente insostenibile”.

Impegnata nella moderazione della conversazione, anche Emanuela Perinetti di Sport Dots ha trovato modo di esprimere la sua opinione sulla leadership delle donne nell’industria del calcio, fornendo una visione di ampio respiro proiettata più nel medio-lungo periodo:

“Non è solo una questione di diritto, ma di merito ed effettivo vantaggio per le organizzazioni. Nelle scuole servono programmi di formazione, sarebbero importantissimi per i risultati sul campo e soprattutto per quelli fuori”.

Appuntamento per la terza puntata del Social Football Café mercoledì 19 maggio alle 14:30, sempre sulla pagina Facebook del Social Football Summit e dei media partner dell’evento. Ospiti della puntata “Il calcio tra reale e social” Luca Marchetti di Sky Sport, Giacomo Brunetti di Cronache di Spogliatoio e Luigi Di Maso di Social Media Soccer.

Women in Football Leadership, la seconda puntata del Café dedicata al calcio femminile

Continua RoadToSFS21, il percorso di avvicinamento al Social Football Summit con una serie di eventi satellite

Dopo il debutto di mercoledì scorso con la prima puntata “1 anno di Pandemia: il recovery plan del calcio”, il format di live monotematiche Social Football Café continua con una puntata interamente dedicata al calcio femminile intitolata “Women in Football Leadership” che vedrà protagonista Rebecca Corsi vicepresidente del neopromosso Empoli FC e presidente della sezione femminile dei toscani, ovvero l’Empoli Ladies. Insieme a lei Francesca Buttara la responsabile relazioni istituzionali e comunicazione della Lega Pro oltre a Emanuela Perinetti di Sport Dots.

Da diversi anni il calcio femminile è in netta ascesa ed inizia ad affacciarsi sempre di più ad un pubblico più ampio. Nella stagione di Serie A che terminerà a breve sono stati infatti registrati gli indici più alti di ascolti in tv su Sky con le partite da record Juventus – Fiorentina che ha fatto registrare 135K spettatori medi e Milan – Juventus con 127K spettatori.

Un effetto a coda lunga cominciato con la spettacolare avventura della Nazionale femminile al Mondiale di Francia, un evento che in Italia ha attratto ben 24,4 milioni di spettatori in tv.

Anche i numeri del Report Calcio redatto da FIGC e PwC esprimono un segnalo positivo con l’aumento dei tesseramenti nel calcio femminile aumentato del 46,6% (passando da 18.854 a 27.644).

A coronare poi questa crescita graduale poi, c’è il passaggio allo status di professioniste per le atlete che avverrà dalla stagione 2022 – 2023.

Per approfondire queste e altre tematiche riguardanti il movimento del calcio femminile e i ruolo delle donne nel calcio, l’appuntamento è fissato per la seconda puntata del Social Football Café mercoledì 12 maggio dalle ore 14:30 alle 15.

Per seguirà la live basterà collegarsi sull’account Facebook ufficiale di Social Football Summit e dei nostri media partner.

1 anno di pandemia: il recovery plan del calcio

È cominciata la seconda stagione del Social Football Café con una discussione tra nuovi format per le competizioni, mancanza di liquidità dei club, nuovi business model e aiuti arrivati dalle istituzioni

A causa della pandemia globale l’anno appena trascorso ha concentrato al suo interno addirittura due stagioni sportive per quanto riguarda le maggiori competizioni nazionali di calcio, stravolgendo le abitudini dei tifosi ai quali non è più concessa la presenza allo stadio come misura per contenere il contagio

Quest’ultimo fattore, l’assenza del pubblico, più di altri ha fatto sprofondare i club di calcio in una crisi economica senza precedenti. Senza la possibilità di attingere alle tradizionali fonti di ricavo del ticketing e del matchday, i club si sono ritrovati privi di liquidità.

In questo scenario è andata in onda la prima puntata del Social Football Café intitolata proprio “1 anno di pandemia: il recovery plan del calcio”. Si tratta della seconda stagione del format organizzato da Social Media Soccer, dopo la prima edizione cominciata proprio ad aprile, durante il periodo di lockdown.

Nella prima puntata del percorso di live monotematiche e altri eventi satellite denominato “Road to SFS21” hanno partecipato il vicepresidente vicario di Lega Pro Marcel Vulpis, il senior partner di Calcio e Finanza Andrea Di Biase e Francesca Iannibelli di BIP.

Gli ospiti della prima puntata del Social Football Café si sono espressi su diverse questioni, dalla necessità di un nuovo format per le competizioni europee e nazionali, la mancanza di liquidità dei club che comporta ritardi nei pagamenti degli stipendi, ai nuovi business model per le squadre di calcio passando per quelle che sono state le misure adottate fino ad oggi da leghe, federazioni e governi per salvare questo sport.

“Un periodo di transizione dalla crisi ad una condizione normale che non è ancora finito. Tutti sono in crisi acuta, anche i club di Serie A. Ci sono tante società che non sono riuscite a pagare gli stipendi nonostante le deroghe ai regolamenti federali. Situazione ancora molto complicata che riguarda proprio la liquidità, ovvero la capacità di avere in cassa soldi per provvedere ai propri impegni”.

È questo il concetto che ha espresso all’inizio della puntata Andrea Di Biase di Calcio e Finanza.

“Il governo ha messo a disposizione i prestiti garantiti ai quali hanno fatto richiesta pochi club di serie A che hanno scelto di finanziarsi in maniere differenti. Quando finirà questa stagione servirà nuova cassa per finanziare la prossima. Se non ci si muove come organismo unico, ci saranno grandi rischi”.

Le parole di Di Biase fanno riferimento a quanto accaduto negli ultimi mesi ma soprattutto nelle ultime settimane in cui la discussione è stata caratterizzata dalla Superlega e dagli investimenti che sarebbero arrivati da un fondo di private equity dopo una parziale acquisizione della media company creata da Lega Serie A

“Il miliardo e 7 della media company avrebbe tamponato le esigenze di un anno dei club ma anche lì le società non sono state unite ma divise. Prima di riprogettare il modello di business, devono essere risolte le falle create dalla crisi. Purtroppo, ognuno lo vuole fare guardando ai propri interessi nel breve termine”.

 

Quindi, una delle idee emerse è quella di adottare una visione di insieme più orientata al medio periodo. Secondo il vicepresidente vicario della Lega Pro Marcel Vulpis invece, la priorità è tornare in tempi rapidi quantomeno al business model dell’era pre-Covid, quello incentrato sui ricavi da stadio e le sponsorizzazioni, perché azionisti e proprietari dei club stanno soffrendo troppo la crisi che ogni giorno grava sempre di più sulle loro spalle.

L’esempio calzante in questo senso è proprio la Lega Pro che a differenza di altre leghe e categorie maggiori, percepisce un valore minore nella vendita dei diritti audiovisivi.

“Per noi è centrale la riapertura degli stadi quanto prima. Biglietteria e sponsorizzazioni devono tornare ad essere le voci principali dei nostri club” ha ribadito Vulpis.

Lo stesso che ha evidenziato la necessità di far tornare centrale la figura del tifoso nella strategie delle aree marketing e comunicazione dei club.

Questo concetto ha attivato una domanda proveniente da uno spettatore della puntata. Fasce di prezzo dei biglietti per le partite che secondo gli ospiti saranno destinate a crescere in futuro, anziché ridursi.

“I prezzi dei biglietti saliranno. Secondo me sarà questa la tendenza futura, ovvero lo stadio come un luogo di privilegiati, perché le sponsorizzazioni si caricano nei propri impianti adibiti ai match di campionato e quindi i posti saranno destinati a sponsor e ai clienti con cui un club fa business, aumentando la cifra dei pochi posti disponibili per gli altri. Uno scenario che avverrà meno nelle leghe inferiori” ha spiegato Andrea Di Biase.

Una visione importante se si considera la voglia di tornare allo stadio di molti tifosi mista all’ansia di occupare un luogo affollato dopo il periodo post pandemico. In tutto ciò vanno prese in considerazione le misure restrittive necessarie almeno nella prima fase di rientro allo stadio.

Nel finale invece, si è discusso di aiuti da parte delle istituzioni e recovery plan. Qui Marcel Vulpis ha parlato della realtà che rappresenta da gennaio:

“Per quanto riguarda la Lega Pro stiamo chiedendo da due decreti una linea di rimborso per le spese obbligatorie che hanno avuto i club ad esempio con i tamponi, una linea da circa 10 milioni di euro.

Sempre sul tema della liquidità è stato attivato il fondo sostegno calcio partito fa FIGC e che ha coinvolto Lega B e Lega Pro con mutui di liquidità fino a 500.000 euro per quest’ultima lega. Poi c’è stato il credito di imposta sulle sponsorizzazioni nel 2020 e forse anche nel 2021, che rappresenta una possibile entrata di 90 milioni di euro. Per questo dico che gli interventi ci sono stati”.

Vulpis è intervenuto anche sul tema burocrazie italiana e recovery plan: “Noi siamo più lenti degli altri mercati, dobbiamo essere più attraenti e rapidi”.

Ma anche: “Se il calcio viene vissuto come un’industria, allora può anche essere logico che ci siano dei finanziamenti a carattere pubblico. Chiaramente devono avere una loro destinazione e deve esserci una certa progettualità.

Prossima puntata del Social Football Café mercoledì 12 maggio dalle 14:30 alle 15: Women in Football Leadership con grande spazio al movimento del calcio femminile insieme a Rebecca Corsi – Vicepresidente Empoli FC e Presidente Empoli Ladies, Francesca Buttara di Lega Pro ed Emanuela Perinetti di Sport Dots.

A maggio torna il Social Football Café

Una serie di live monotematiche con gli esperti dell’industria del calcio

Il Social Football Summit, l’unico evento italiano sulla Football Industry, è già in fase di organizzazione della quarta edizione, in forma hybrid edition per l’appuntamento di novembre 2021. 

La novità di quest’anno sarà il “Road to SFS21”, una serie di format satellite e di avvicinamento al SFS.

Il primo format di questa serie di appuntamenti sarà la seconda stagione del Social Football Café, il ritrovo virtuale dove esperti della Football Industry si incontrano per fare “due chiacchiere”. SFC comincerà il 5 maggio con una live monotematica ogni mercoledì.

Il primo appuntamento è fissato alle 14:30 con una puntata dal titolo emblematico “1 anno di Pandemia: il recovery plan del Calcio”. Puntata dedicata ai piani dei club per rimediare ai danni economici causati dalla pandemia globale, l’analisi finanziaria del calcio e ovviamente ai nuovi format come la Champions League e il progetto Superlega.

Gli ospiti della prima puntata saranno il vicepresidente vicario della Lega Pro Marcel Vulpis, il senior partner di Calcio e Finanza Andrea Di Biase e Francesca Iannibelli Marketing and Innovation Manager di BIP.

Per la seconda stagione è stato anche snellito il format con puntate da 30 minuti dalle 14,30 alle 15,00 ogni mercoledì.

Riproduci video

Sarà possibile seguire le puntate del Social Football Café sul canale Facebook ufficiale di Social Football Summit, la stessa che ha ospitato l’edizione online del 2020. Calcio femminile, social media, community, sponsorship, insight, impatto sociale del calcio e innovazione tecnologica, questi saranno alcuni dei temi che affronteremo.     

Il Social Football Café è solo il primo progetto “Road to SFS21”.

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