Nuovi strumenti di loyalty per il calcio: il mondo fintech

Dopo due mesi e una serie di 11 live monotematiche in cui sono stati approfonditi i temi più rilevanti della Football Industry, il Social Football Cafè arriva alla pausa estiva con un’ultima puntata dedicata a Fintech: nuovi strumenti di loyalty per il calcio.

Hanno partecipato alla puntata powered by REPX (la fintech company fondata nel 2016) il marketing manager dell’azienda Antonio Matta, il responsabile della comunicazione del Parma Nicolò Fabris e Fabrizio Villani di Fintastico, oltre a Damiano Cori di Social Media Soccer.

Il Social Football Cafè tornerà a settembre con la seconda parte di live che culmineranno nel main event di novembre: il Social Football Summit che per quest’anno sarà organizzato in forma hybrid edition.

Una prima parte della puntata è stata dedicata alla spiegazione di tutto ciò che è il mondo fintech. A partire dal termine che rappresenta la crasi delle parole financial technologies, fino ad un utilizzo nel mondo del calcio di questi strumenti di pagamento.

Antonio Matta si è soffermato su cosa vuol dire offrire un servizio caschless ai club: “Tutto il nostro sistema di app per i pagamenti che customizziamo in base alle esigenze dei club con cui lavoriamo, uno di questi è proprio il Parma, rappresenta già di per sé uno strumento valido di profilazione del tifoso.

Ogni volta che un tifoso usa una prepagata del club rinforza il suo rapporto con la squadra, mentre il club ne beneficia oltre che dal punto di vista economico, anche da quello di profilazione del tifoso ovviamente”.

Sempre Antonio Matta, marketing manager di REPX, ha fatto il punto della situazione a livello numerico sull’utilizzo delle carte prepagate in Italia:

“Quello europeo è un mercato in crescita e ancora molto penetrabile rispetto a quello americano. Ad oggi in Italia sono attive 29 milioni di carte prepagate e i dati su questa materia parlano di una crescita costante nell’uso delle carte nel 2019. Si è ridotta la spesa media per transazione che è scesa a 38€ ma è aumentato il numero di transazioni medie per carta che è passato a 34 in un anno. La spesa media in Italia per una carta prepagata è di 1.292€”.

Fabrizio Villani invece ha risposto alla domanda arrivata da uno spettatore “I fan token rientrano nel mondo fintech?”.

“I token e la tecnologia blockchain si possono collegare al mondo fintech. Un esempio è rappresentato dal nuovo sponsor dell’Inter, Socios.com che ha già altre squadre di calcio che utilizzano il suo fan token per animare a diversi livelli la fanbase. Attraverso questi token i fan possono decidere su alcune decisioni strategiche. Per quanto riguarda i puristi delle cripto valute, i fan token non sono proprio paragonabili a questo mondo”.

Come ha fatto presente Damiano Cori, questo tipo di tecnologia e loyalty permette di avere nuovi tipi di dati e una conoscenza più approfondita dei tifosi.

Concetto evidenziato a più riprese da Nicolò Fabris del Parma Calcio:

“È fondamentale conoscere i propri tifosi proprio per rendere la loro esperienza la migliore possibile senza essere invasivi. Bisognerebbe rendere facile da vivere l’esperienza del tifoso e da questo punto di vista siamo un po’ indietro, il casheless potrebbe essere un esempio.

Dobbiamo semplificare e riuscire a rendere l’esperienza degna di quello che è il periodo”.

Il Social Football Cafè torna a settembre con un nuovo palinsesto e nuovi ospiti.

Come sarà il ritorno allo stadio nel calcio

Nella puntata del 14 luglio del Social Football Cafè (la prima da Campioni d’Europa), si è dato spazio ad un argomento molto delicato e discusso negli ultimi anni: ovvero la questione stadi.

La puntata dal titolo “Back to the Stadium” ha dato modo agli ospiti di aprire una discussione sulle modalità e idee sulla riapertura, il discorso italiano degli stadi di proprietà e tutte le esigenze sanitarie e tecnologiche di cui dovranno tenere contro i club quando si riuscirà ad ottenere l’ingresso del pubblico con la massima capienza disponibile negli impianti.

Ospiti della puntata Andrea Santini (Sport e Salute spa), Federico Zurleni (Udinese Calcio) e Massimo Tucci (Social Football Summit).

Santini ha raccontato l’esperienza vissuta con lo stadio Olimpico negli ultimi mesi:

“Abbiamo dovuto implementare delle misure che fino ad un anno fa non immaginavamo nemmeno. Tra Olimpico e Foro Italico abbiamo implementato telecamere e termocamere per garantire i dispositivi organizzativi. La vera opportunità è stata pensare al dopo, ovvero cosa fare dopo l’Europeo con tutta questa infrastruttura, infatti il progetto è stato pensato per migliorare l’accessibilità e la sicurezza in futuro.

Un altro aspetto è stato ragionare per scenari. Tutti cercavano certezze ma in realtà l’unica cosa fattibile era creare degli scenari. A 3 settimane dalla prima partita ne avevamo considerati 4 con diverse ipotesi di percentuali per la capienza del pubblico”.

Federico Zurleni sullo stadio di proprietà come asset nel modello di business:

“Aver costruito praticamente da zero uno stadio di proprietà è stata una grossa innovazione dal punto di vista italiano e anche all’interno dell’azienda stessa, perché è più così che ci sentiamo e magari meno club calcistico.

Ci sono almeno 4 criteri del perché abbiamo voluto uno stadio di proprietà. Il primo sono le partite, infatti oggi abbiamo una casa molto più bella rispetto a prima. Efficienza nell’organizzazione dell’evento sportivo, e non parlo solo dei ricavi che otteniamo con il pubblico, ma anche i confort che riusciamo ad offrire. Il secondo aspetto sta nel fatto che non vogliamo ospitare solo calcio ma anche altri eventi. Lo stadio di proprietà poi diventa anche un meeting center per le nostre aziende partner. Il quarto punto è la possibilità creata con i nostri 20.000 metri quadrati da adibire ad altre attività commerciali e sportive, anche se purtroppo non abbiamo ancora potuto realizzare questo punto a causa del Covid

Tra i progetti anche l’idea di un albergo che si affaccia sullo stadio”.

Sempre Zurleni su come sarà il ritorno allo stadio dell’Udinese:

“Stiamo lavorando con la Lega Calcio per una riapertura al 100% già dalla prima giornata grazie al green pass, una linea che anche la Lega vorrebbe. Intanto stiamo lavorando a diverse idee per far sì che al rientro il tifoso possa trovare diverse innovazioni, sia sul lato digitale diventando una smart arena con tutte transazioni cashless, dall’altra parte vogliamo riaprire diventando plastic free. Una stagione per noi produce 70 tonnellate di plastica”.

Alla stessa domanda ha risposto anche Santini:

“Il discorso sulla sostenibilità richiede anche delle competenze che devono essere valorizzate. Lo stadio può essere un momento di formazione e sensibilizzazione su diverse tematiche.

Noi abbiamo ridotto di circa 200mila euro i costi di gestione dello smaltimento rifiuti. Il messaggio che voglio dare è quello di uno stadio autosostenibile capace di generare le risorse per alimentare le attività degli eventi”.

Prossimo appuntamento mercoledì 22 luglio con la puntata dal titolo “Fintech: calcio e nuovi strumenti di loyalty” powered by REPX insieme a Alfredo Villa di Repx, Nicolò Fabris del Parma Calcio, Fabrizio Villani di Fintastico e Damiano Cori di Social Media Soccer.

Questa sarà l’ultima puntata prima della pausa estiva. Il Social Football Cafè riprenderà a settembre con un nuovo palinsesto di argomenti e puntate.

 

foto con Fabrizio Sammarco Italicamp

L’impatto sociale dello sport, intervista a Fabrizio Sammarco

L’impatto social dello sport, e in particolare del calcio, sarà uno degli argomenti centrali della prossima edizione del Social Football Summit 2021.

Per l’edizione di novembre infatti, sarà dedicata una Impact Room gestita insieme a Italiacamp, un’organizzazione che sviluppa processi di innovazione sociale ad impatto positivo per il Paese, creando connessioni tra istituzioni, aziende, associazioni e università.

Per iniziare ad addentrarci nell’argomento abbiamo fatto una chiacchierata con l’ad di Italicamp Fabrizio Sammarco.
foto con Fabrizio Sammarco italiacamp

Rompiamo subito il ghiaccio. Raccontaci del tuo percorso professionale e formativo, dagli albori fino a ruolo di fondatore di Italiacamp.

“L’avventura di Italiacamp parte sotto mentite spoglie. Nasce con l’idea di lanciare una provocazione al Paese, con il gruppo di amici che aveva già animato l’esperienza di successo di un giornale universitario, realizzando la prima non-conferenza in Italia: un barcamp, detta anche un-conference. La negazione di una classica conferenza, perché non importa chi tu sia ma il valore rappresentato dalla tua idea. Chi prendere la parola non lo fa perchè ministro, professore o amministratore delegato ma perché portatore di una buona idea. 5 minuti di tempo per esporre il tuo progetto. Al primo barcamp organizzato in Luiss, il 29 novembre 2009, partecipano più di 1.000 persone “portatori” di idee. Da quel giorno Italiacamp passa a essere, da una goliardia al nostro post lavoro, secondo lavoro, primo lavoro, lambendo i tratti di una “strana” missione di vita”.

Spesso ostentiamo il valore dello sport come trampolino verso una società migliore. In effetti, una persone che pratica sport e che vive in un contesto che glielo permette a livello infrastrutturale e della proposta sportiva, è una persona che vive meglio. Ma andando in profondità, quali sono i reali benefici che lo sport può apportare alla società? Mi riferisco a entrambe le dimensioni che può assumere lo sport, ovvero quella professionistica e quella dilettantistica.

“Lo sport ha un valore innegabile per la società e questo vale sia per il professionismo che per il dilettantismo. Le società sportive infatti rispondono, in modi diversi, ai bisogni dei loro territori e delle loro comunità. Sicuramente, le società più importanti portano un valore economico, ma soprattutto per quanto riguarda squadre e polisportive più piccole, un grande valore sociale: penso a tutti i giovani che vivono in contesti difficili e che grazie allo sport riescono a trovare forme aggregative più sane e più sicure di quelle che troverebbero in strada. Oppure all’impatto positivo che molte importanti società hanno nella formazione scolastica dei loro tesserati che nonostante la prospettiva di una carriera sportiva, riescono comunque a portare avanti un percorso di studi che li tutela nel futuro. Potremmo anche parlare di empowerment per le donne e dell’importanza che ha avuto – ad esempio – la grande copertura mediatica del mondiale di calcio femminile, con ripercussioni positive sia in termini sportivi che legati alla narrazione della donna nello sport e nella società. Negli ultimi anni, dai grandi e ricchi club del calcio, fino alle piccole società dilettantistiche, tutti si stanno rendendo davvero conto del grande ruolo dello sport anche fuori dai campi”.

Il Covid è stato un acceleratore di alcuni trend tecnologici ma anche di alcune fratture sociali, tra cui quella generazionale e quella lavorativa. Come può lo sport generare un certo tipo di impatto positivo per acuire queste fratture?

“Lo sport porta naturalmente con sé la parola “aggregazione”: grazie allo sport si creano vere e proprie comunità attraverso i legami tra compagni di squadra, con gli allenatori e con tutto l’ecosistema che ruota intorno alla prestazione sportiva. Per questo credo sia uno degli elementi riparatori delle fratture che il Covid ha reso più profonde: ripartire anche dallo sport per eliminare le distanze sociali ed economiche che si sono create tra uomini e donne, tra Baby Boomer e Generazione Z, tra centri e periferie”.

Credi anche tu che l’anno di stop dello sport dilettantistico avrà ricadute negative sulla voglia della generazione Z e quelle che verranno dopo di intraprendere l’attività sportiva?

“Lo stop dello sport dilettantistico è stato problema per tutti i ragazzi e le ragazze che si stavano avvicinando – o si erano da poco avvicinati – a una disciplina sportiva. A causa delle ricadute economiche della pandemia sia sulle società che sulle famiglie, la Generazione Z potrebbe avere, rispetto alle generazioni che l’hanno preceduta, meno opportunità di praticare uno sport; ma non dimentichiamoci neppure che i giovani vengono da un durissimo lockdown e dopo mesi chiusi in cameretta credo che la voglia di correre, saltare, nuotare e stare all’aria aperta, di stare insieme sia fortissima e davanti a un bisogno così grande, sono sicuro che la società riuscirà a dare a ragazzi e ragazze le giuste risposte”.

Qual è la visione futura di Italiacamp? Considerando appunto la pandemia ancora in atto, quali sono i settori di intervento che richiedono più urgenza e l’attenzione di chi fa il vostro lavoro e delle istituzioni che collaborano con voi?

“Come Italiacamp nel febbraio 2020, in un evento all’aeroporto di Fiumicino in cui si iniziavano a vedere le prime persone con le mascherine, abbiamo lanciato gli Italia TEAM, un modello di partnership a impatto sociale positivo aperto all’adesione di quei soggetti (aziende, associazioni, istituzioni, cittadini) che desiderano mettere in gioco competenze e risorse su progetti qualificati e di valore per la società. Gli Italia TEAM sono nati così per rispondere, attraverso progetti concreti, a sfide che oggi sono più attuali che mai proprio perché, come dicevamo prima, la pandemia ha accelerato molte fratture nella società. Le sfide che abbiamo identificato e a cui abbiamo iniziato a rispondere sono: l’alfabetizzazione digitale, la formazione ai mestieri del futuro basati sui nuovi linguaggi tecnologici, l’economia carceraria, gli investimenti nelle emergenti economie civiche che generano impatto sociale, il Mezzogiorno, da cui ancora oggi fuggono molti giovani e per finire quello che abbiamo chiamato Umanesimo per il III millennio, la necessità di una proposta culturale ed educativa che possa rispondere ai crescenti bisogni di comprensione del cambiamento. Quello che cercheremo di fare continuerà a essere l’anticipare la comprensione dei bisogni emergenti della società e cercare di trovare soluzione concrete attraverso le nostre proposte progettuali”.

Grazie per la chiacchierata Fabrizio, ci vediamo a novembre per il Social Football Summit.
grafica Puntata sul calcio femminile

Qui ed ora: la grande occasione del calcio femminile

Il movimento femminile nel calcio si trova davanti una grande occasione per fare il definitivo salto di qualità

Il Social Football Cafè giunge alla nona puntata dedicando un altro episodio all’universo del calcio femminile, ma a differenza di un mese fa, in questa puntata sono stati sviscerati alcuni aspetti più legati alla crescita del movimento sul campo e a livello mediatico.

Ospiti della puntata, infatti, una delle calciatrici più conosciute dell’ecosistema femminile italiano, l’ex Inter Regina Baresi, insieme alla Communication Manager Danila Bavastro e al responsabile editoriale di Social Media Soccer Luigi Di Maso.

Regina Baresi ha “debuttato”, per usare un termine calcistico, al Social Football Cafè indicando quali sono secondo lei i momenti in cui ha compreso che il calcio femminile stava crescendo ed era davanti ad una opportunità da cogliere al volo:

“Ci sono stati due momenti precisi per la crescita del movimento femminile. Uno è quando club come Inter, Milan e Juventus hanno deciso di creare la prima squadra femminile. Questo ha portato ad inserire persone più competenti oltre ad avere molte più disponibilità per far crescere la squadra femminile.

L’altro momento è stato il successo ottenuto dalla Nazionale femminile ai Mondiali di Francia. Questi due momenti sono stati la chiave di svolta”.

Il calcio femminile ha sicuramente bisogno di risonanza mediatica e di una certa facilità con cui intercettare le piattaforme per seguire le partite delle varie competizioni. Ne è convinta anche l’ex social media manager del Genoa Bavastro:

“Quella dei diritti tv e della trasmissione delle partite era la componente carente che mancava.

Tutto quello che può portare visibilità è di grandissimo aiuto al calcio femminile”.

Ai due ospiti del Social Football Cafè abbiamo chiesto anche come la comunicazione potrebbe incentivare la crescita del calcio femminile, ovviamente declinando la domanda dal punto di vista dei club con Danila Bavastro, e delle atlete, quindi del personal branding per Regina Baresi.

Quest’ultima ha risposto così:

“Il nostro ruolo di calciatrici o ex è anche quello di avvicinare le ragazze a questo sport.

La fortuna che hanno i social è quella di arrivare a tantissime persone. Io sui social ho avuto tantissime esperienza con bambine e ragazzine che avevano difficoltà ad avvicinarsi al calcio femminile a causa magari dei genitori che non volevano che le figlie giocassero per le prese in giro degli amici. Il fatto che queste ragazze possano contattarmi per ricevere consigli su come parlarne ai genitori in modo da evitare pregiudizi è utile.

I genitori non vogliono che le figlie giochino a calcio perché lo definiscono uno sport da maschi”.

Mentre Danila Bavastro, sempre sulla stessa tematica ha spiegato che:

“La comunicazione è sempre più importante, non lavorare online e offline per il calcio femminile sarebbe un vero peccato, oggi equivale a non esistere.

Dal punto di vista comunicativo il maschile non è così differente dal femminile nel momento in cui siamo all’interno dell’ambito sportivo, non è tanto l’universo maschile o femminile a fare la differenza ma come si comunicano i valori dello sport come l’inclusività, il rispetto, la disciplina, lo spirito di sacrificio.

Se poi invece vogliamo affrontare l’aspetto legato alle sponsorizzazioni e alla capacità di attrarre opportunità commerciali, il femminile ha la sua differenza e può rivolgersi ad un target molto verticale e più ampio su alcuni aspetti.

I social possono essere usati per far crescere la fiducia e quindi fidelizzare le persone che lo seguono. Importante anche sfruttare l’aspetto crossmediale, usare le piattaforme più moderne per creare una certa viralità”.

In chiusura, si è parlato degli aneddoti e i ricordi più importanti della carriera da calciatrice. Regina Baresi ha raccontato che:

“Il momento più emozionante e importante della mia carriera è quando abbiamo vinto il campionato e siamo salite in Serie A.

Fuori dal campo invece come ricordo che porto sempre con me dico tutte quelle volte che al mare in spiaggia la gente mi vedeva palleggiare con mio padre e tutti mi guardavano come fossi un’aliena”.

Prossimo appuntamento mercoledì 14 luglio sempre alle 14:30 con la puntata “Back to the Stadium” con Andrea Santini (Sport e Salute spa), Federico Zurleni (Udinese Calcio) e Massimo Tucci (Social Football Summit).

Quale sarà il futuro dell’innovazione nell’industria del calcio?

Ne abbiamo discusso nell’ottava puntata del Social Football Cafè dedicata a innovazione e calcio

Un anno e mezzo di pandemia ha creato diverse fratture nell’ecosistema dell’industria del calcio, mettendo in mostra alcune crepe nei modelli di business dei club, ma anche accelerando delle tendenze che si stavano creando il proprio spazio anche prima dell’emergenza sanitaria.

La Football Industry oggi ha davanti a sé un cammino non lineare, fatto di opportunità ma anche di necessità strategiche.

È proprio questa la premessa che ha orientato l’ottava puntata del Social Football Cafè che ha visto coinvolti Massimo Caputi, Ivan Ortenzi di BIP e Luigi Di Maso di Social Media Soccer.

Così Massimo Caputi si è parlato dei format del futuro e le esigenze di evoluzione del modello calcio.

“Direi che è inevitabile che il calcio guardi all’innovazione e al tempo stesso cercare di essere più appetibile. Vanno mixate le esigenze di chi segue il calcio allo stadio e chi lo guarda su altri dispositivi e da casa […].

Io credo che la Superlega abbia avuto uno stop a causa del modo di come è stata impostata e comunicata, posto che non è detto che sarà quello il punto di arrivo.

Una delle prerogative più belle del calcio è che nulla è scontato, lo stiamo vedendo anche negli Europei. Per come è stata presentata, sembrava che tutto ciò che è la reale espressione del calcio sarebbe venuta meno. Però il calcio deve avere nuove forme attrattive e tutelare la condizione economica, uno dei modi per trovare nuove forme di guadagno è ovviamente alzare l’asticella della spettacolarizzazione.

Credo che si arriverà prima o poi ad un campionato europeo diverso, anche se sarà distante dal modello NBA come qualcuno ha paventato, perché parliamo di modelli e culture totalmente diverse dai nostri”.

Ivan Ortenzi, Chief Innovation Evangelist di BIP, sui nuovi modelli di business nel calcio.

“Il modello è evoluto. Da essere una squadra di calcio, il club è diventato una media company, si sta trasformando in una entertainment company e domani la sfida è diventare una experience company.

Il problema è che confondiamo la comunicazione con il prodotto. Il prodotto calcio ha un tema di segmentazione, differenziazione, diversificazione e valorizzazione. Affrontando il tema del prodotto capiremo come evolverlo, e la tecnologia è importante.

Dove impatta allora l’innovazione? Nei sistemi di governance come l’azionariato popolare, impatta nella gestione sportiva con tutti gli analytics che si possono ottenere, la tecnologia impatta anche sul prodotto, ad esempio nell’OTT, nei social media, gli esports o anche il VAR”.

Sul ruolo sempre più dirompente dei calciatori e le potenzialità offerte dal nuovo status di calciatore che investe in settori non più estranei al calcio, ma che proprio nel calcio focalizza il suo business e la sua ricchezza, sempre Ivan Ortenzi ha affermato che:

“I club potrebbero diventare delle holding che incorporano più aziende che sono quelle create e gestite dai propri calciatori. Questa è una profonda innovazione di governance. Nel momento in cui i miei giocatori diventano aziende con interessi imprenditoriali, mi si pongono dei temi come il conflitto di interessi, security, modello di ricavi, innovazione nella contrattualistica, perché se compro un giocatore magari compro anche una partecipazione nelle sue aziende”.

Massimo Caputi ha chiuso il suo intervento stimolato sulla questione stadi in Italia come asset di innovazione per i club.

“Oggi andare allo stadio è una fatica, dal momento in cui arrivo, entro, aspetto la partita e il ritorno a casa.

Lo stadio è qualcosa di unico, solamente che oggi siamo abituati ad avere una serie di benefit a casa che allora lo stadio deve invogliarti ulteriormente per spingerti ad andarci.

Stadi vecchi, non ben serviti a livello logistico. Ma se dovessi cambiare subito una cosa negli stadi di domani è la connessione. Oggi i ragazzi passano gran parte del tempo con lo smartphone in mano, ma allo stesso tempo negli stadi italiani di oggi è impossibile per problemi di connessione creare un’esperienza o più semplicemente pubblicare un contenuto in maniera istantanea. Mi è capitato all’Olimpico nell’ultima partita dell’Italia”.

Prossima puntata mercoledì 7 luglio alle 14:30 con la puntata “Qui e ora: la grande occasione del calcio femminile” con Elena Linari (AS Roma), Regina Baresi (Ex calciatrice) e Danila Bavastro (Giornalista e Media Relations).

 

grafica paid partnership Talkwalker

Paid Partnership: quali club e atleti monetizzano con i social

Abbiamo analizzato i post realizzati in partnership sponsorizzata che hanno ottenuto più interazioni nella prima settimana di Europeo

grafica paid partnership Talkwalker

Euro 2020 sta monopolizzando l’attenzione e le interazioni di molti tifosi. In un momento in cui i calciatori sono impegnati nella manifestazione continentale (siamo nel periodo anche di Copa America), i club devono continuare comunque ad alimentare di contenuti i propri account ufficiali e dare spazio ai brand.

È proprio il rapporto dei club e di alcuni calciatori con i propri sponsor, o brand di cui sono testimonial, che abbiamo messo al centro nell’analisi fatta insieme a Talkwalker attraverso il tool Social Content Ratings utile per tenere traccia delle campagna di paid advertising su Facebook.

Il periodo che abbiamo preso in considerazione è quello che va dal 10 giugno al 17 giugno, praticamente la prima settimana di Euro 2020 incluso il giorno della vigilia.

Al centro della rilevazione, come anticipato in precedenza, i paid post di club e calciatori che hanno ottenuto più interazioni su Facebook.

Sono diversi i club che stanno realizzando contenuti di questo genere, vediamo chi sono e che numeri stanno generando.

Al primo posto troviamo il re dei social, Cristiano Ronaldo, prossimo a raggiungere i 300 milioni di follower su Instagram (un record assoluto), il portoghese ha pubblicato un post sponsorizzato con il marchio di risultati in tempo reale Live Score. Questo caso rappresenta il paid post con più interazioni su Facebook nel periodo di rilevazione: 320.1K, numeri altissimi per un posto sponsorizzato; un risultato dovuto al carisma del portoghese e alla sua fanbase enorme.

Al secondo posto uno dei club più conosciuti al mondo: il Barcelona. I catalani in realtà occupano anche la terza posizione grazie alla partnership con PES da 78.7K interazioni, e a quella con Thom Browne (abbigliamento) da 44.9K per il gradino più basso del podio.

grafico con classifica top 5 paid partnership facebook calcio giugno 2021

Fuori dal podio ma nella top 5 il Milan. Il club italiano fa segnalare una partnership con Banco BPM in un post che vale 38.4K interazioni. La Banca Popolare di Milano è un brand che abbiamo visto apparire diverse volte nei post del Milan in questa stagione.

Al quinto posto la squadra più conosciuta al mondo: il Manchester United che con una partnership sponsorizzata col marchio tecnico Adidas realizza qualche migliaio di interazioni in meno del Milan fermandosi a 32.5K.

 

Quale futuro per il brand marketing nel calcio?

Settima puntata del Social Football Cafè, evento organizzato da Social Media Soccer, focalizzata sul cambiamento di valore del brand marketing e delle sponsorizzazioni, ovviamente nel mondo del calcio.

Nella puntata intitolata “Sponsorship and Value Proposition: quale futuro per il brand marketing nel calcio?” hanno partecipato come ospiti Mariano Tredicini (Head of Social Platforms and Data Analysis – TIM), Lucio Napolitano (Head of direct channel – IOL) e Damiano Cori (Social Media Soccer).


Mariano Tredicini ha raccontano come si sia evoluta la richiesta e le priorità di alcuni brand in fase di sponsorship.

Nel tempo si è evoluta anche la posizione dei club, nel senso che la maggior parte dei club oggi ha in casa una media house, quindi ora possono continuare a produrre contenuti e mettere a reddito dei prodotti a cui prima non davano peso. Ad esempio, il video di un allenamento o nello spogliatoio, oggi sono contenuti che funzionano benissimo sui social network.

Per questo oggi sono richieste diverse cose dai partner con esigenze che vanno oltre quella che prima era la tipica richiesta di sponsorizzazione in cui compravi la visibilità e gli spazi media, benefit come biglietti e magliette.
Oggi si va oltre, e si cerca un contenuto che possa agevolare il brand nella comunicazione”.

Mariano Tredicini ha avuto modo di rispondere ad una domanda arrivata da uno spettatore del cafè: Quali meccanismi potranno in futuro stimolare l’engagement social?

“Un contenuto sempre più di valore. Con TIM stiamo organizzando la prossima TIM Data Room per seguire il prossimo campionato dal punto di vista del dato, monitorando sia ciò che accade sugli spalti che in campo.

Dalla realizzazione di questi contenuti, che è un qualcosa che abbiamo già fatto, dal primo fantacalcio basato sui dati che si chiamava il Fanta Serie A TIM, si svelano una serie di contenuti dal grandissimo tasso di engagement e che sui social volano benissimo. Contenuti che creano un livello di narrazione che oggi mi pare non esserci”.
Lucio Napolitano ha raccontato, partendo dalla sua esperienza con Italiaonline, l’evoluzione di una partnership con i brand dal punto di vista degli editori e dei media.

“Una delle sfide che tutti gli operatori hanno è quella di trovare delle soluzioni che siano win-win, vincenti quindi sia per l’editore, sia per il brand.
Noi abbiamo delle esperienze che ci portano a pensare che il mondo del calcio si stia arricchendo di nuovi elementi. Se penso agli Europei penso a tutte quelle attività relative al gaming che stanno ruotando attorno al mondo del calcio e in particolare ora attorno alla Nazionale.

Per gaming intendo quelle soluzioni di gamification pensate per un brand. Le persone oggi sono cariche del classico adv media ma apprezzano di più quando il brand che sponsorizza un progetto permette all’utente di vivere un’esperienza innovativa”:

Per quanto riguarda i settori più presenti nella raccolta pubblicitaria:
“Nell’anno della pandemia, quindi della stagione appena conclusa, la raccolta pubblicitaria fatta sulle sponsorizzazioni di maglia ha raggiunto in Italia (Serie A e Coppa Italia, ndr) la cifra di 170 milioni €. Giusto per capire quanto questa industria sia scalabile e interessante.

Tra le industrie maggiormente attive, storicamente il calcio riceve di più dall’automotive, proprio perché ci deve essere un collegamento tra la sponsorizzazione e il pubblico.

Oggi ci sono anche piattaforme che 10 anni fa non consideravamo nemmeno, parlo ad esempio di realtà come Fantacalcio o il mondo degli esports
Dovendo stilare una lista direi: automotive, food and beverage e poi gli operatori come TIM”.

Prossima puntata, mercoledì 30 giugno alle 14:30 dal titolo “Innovazione e calcio: tra possibilità e necessità strategica” con Ivan Ortenzi (BIP), Massimo Caputi e Luigi Di Maso (Social Media Soccer).

Qual è l’impatto sociale che può generare il calcio?

Ne abbiamo parlato nella sesta puntata del Social Football Cafè

La sesta puntata del Social Football Cafè, evento che fa parte del palinsesto Road To SFS21 e che si chiuderà con il Summit di novembre, è stata dedicata ad un tema delicato, quello dell’impatto sociale nel calcio

Un argomento che in parte riguarda le conseguenze delle azioni delle persone e delle politiche pubbliche sul territorio e sulla società. Un argomento che sta cominciando a riguardare sempre di più i club di calcio, e prima ancora le leghe e le federazioni.

Per questa puntata tra gli ospiti: Massimo Tucci di Social Media Soccer, Elisabetta Scognamiglio di Italicamp e Elisabetta Scorcu del Cagliari Calcio.

A fare gli onori di casa Massimo Tucci di Social Media Soccer che ha debuttato al caffè sottolineando l’importanza e la delicatezza del tema:

“Da pochi giorni abbiamo annunciato come Social Football Summit una partnership con Italicamp nel ruolo di Impact Partner perché vogliamo dare maggior impulso al tema. Il programma di novembre avrà un filone dedicato ai temi dell’impatto sociale nel calcio, perché stare all’interno di questi ambiti non vuol dire fare dei talk e scambiare un paio di chiacchiere, ma vuol dire agire”.

Elisabetta Scognamiglio Head of Community Domain di Italiacamp ha spiegato invece la connessione tra lo sport e l’impatto sociale:

“Il calcio come importante sinonimo di impatto sociale è un argomento di cui si parla da anni, oggi FIGC e UEFA stanno facendo una serie di iniziative insieme, ad esempio hanno realizzato la valutazione dello SROI (il Social Return on Investment, ndr). Si tratta di un indicatore che restituisce il valore dell’impatto socioeconomico generato dagli investimenti compiuti nel settore calcio e connessi principalmente ai tesserati FIGC”.

Proprio per quanto riguarda la valutazione citata dalla Scognamiglio, e per quanto riguarda lo SROI, si evince nel report del 2020 una stima interessante: per i circa 1 Milione di tesserati FIGC si genera un impatto economico pari a circa 3 Miliardi di euro suddivisi tra benefici economici (es. occupazionali), sociali (es. effetti su criminalità o inclusione dei NEET) e connessi alla salute (es. benessere psicofisico).

Sull’impatto positivo del calcio, la Head of Communities Domain di Italicamp cita anche lo studio condotto dall’università di Cambridge per comprendere se l’esposizione di una celebrità può ridurre i pregiudizi razziali. Uno studio che considera il caso del giocatore Mohamed Salah arrivato al Liverpool dal 2017. Lo studio ha mostrato sia attraverso analisi dei dati che interviste dirette ai tifosi del club, come dal suo ingresso in squadra i reati di discriminazione razziale nell’area di Liverpool siano diminuiti del 16%, e i post/tweet antislamici da parte dei tifosi dei Reds si siano dimezzati rispetto a quelli dei fan delle altre squadre. È intuitivo comprendere come questo possa avere benefici sull’area di Liverpool che vanno ben oltre il calcio e che riguardano i risparmi di spesa pubblica connessi ai reati e ai costi della giustizia ecc. benefici sociali ed economici che di sicuro non compaiono in un bilancio di una società di calcio.

Elisabetta Scorcu la Responsabile Csr del Cagliari Calcio, ha raccontato l’esperienza del club sardo su questo argomento. Il Cagliari d’altronde è una delle poche società che negli ultimi anni si sono impegnate in maniera evidente per generare un impatto positivo sul territorio e sulla Serie A grazie alla gestione Giulini.

“Parlo del progetto di scuola di tifo e Curva Futura interamente dedicato ai bambini che seguono il progetto della Scuole di tifo e poi si incontrano allo stadio per tifare correttamente. Spesso vengono ospitati piccoli tifosi di altre squadre.

Inoltre, abbiamo eliminato totalmente la plastica dallo stadio da qualche anno. Abbiamo messo su progetti con aziende pubbliche e private per facilitare la mobilità allo stadio con alternative più ecologiche. Insieme a Lega Ambiente e un altro nostro sponsor ci siamo attivati per la pulizia delle spiagge.

Cito anche le ultime due campagna a cui tengo particolarmente, “L’umanità ha un unico volto” contro il razzismo che ha coinvolto tutti i dipendenti del club. Vorrei anche citare la campagna che ci ha resi l’unico club (in Serie A, ndr) ad aver preso posizione contro ogni tipo di discriminazione, in occasione della giornata Mondiale contro l’omofobia, in cui siamo scesi in campo nella sfida di ritorno contro il Milan con il logo abbracciato dalla bandiera arcobaleno, e parallelamente abbiamo portato avanti contri col team educativo del settore giovanile per sensibilizzare i nostri giovani atleti e quelli della prima squadra.

Se ne parla troppo poco ed ora è arrivato il momento per farlo”.

Il Social Football Cafè torna mercoledì 23 giugno sempre alle 14:30 con la puntata “Sponsorship and Value Proposition: quale futuro per il brand marketing nel calcio?”.

L’impatto sociale protagonista al Social Football Summit

Italiacamp “Impact Partner” dell’evento internazionale dedicato alla Football Industry

Prosegue l’impegno nella valorizzazione dell’impatto sociale al Social Football Summit con l’ingresso di Italiacamp come  Impact partner dell’evento internazionale dedicato alla Football Industry organizzato da Social Media Soccer Srl. La manifestazione, giunta alla quarta edizione, coinvolgerà a Roma nel mese di novembre alcuni tra i più importanti stakeholders dell’ecosistema calcio: istituzioni, federazioni, leghe, club, top brand internazionali, media e broadcast, startup e talents.

La partnership, pensata per approfondire i temi connessi alla valutazione dell’impatto sociale generato dallo sport, e del gioco calcio in  particolare, vedrà crescere la sinergia fra Italiacamp e il Social Football Summit. L’organizzazione, già presente durante la scorsa edizione in veste di Top speaker, avrà in questa edizione un ruolo attivo nella selezione di contenuti e ospiti per le sezioni dedicate al social impact, in particolare durante alcuni degli appuntamenti del “Road To SFS21”, il percorso di avvicinamento al Social Football Summit.  Ma non solo: Italiacamp, infatti, coordinerà l’Impact Room, uno spazio nel quale metterà disposizione il proprio know how con delle sessioni di formazione sulle politiche attive finalizzate a realizzare impatto positivo nel mondo del calcio.

Social Football Summit quest’anno sarà in forma hybrid edition (evento in presenza e in live streaming su piattaforma digitale) per garantire a tutti di poter partecipare e interagire nella modalità preferita. Il “Road To SFS21”, una delle principali novità di questa edizione, si comporrà di 3 format (Social Football Café, Football Summit Awards, Innovation Football Challenge) che, con modalità e stili diversi, abbracceranno le tematiche individuate per la quarta edizione di SFS21:

  • Innovation & Technology
  • Formazione
  • OTT & Broadcast
  • Impact, Responsibility and Sustainability

La collaborazione fra la manifestazione internazionale e Italiacamp vedrà il suo debutto mercoledì 16 giugno alle 14.30 in diretta streaming sul sito ufficiale dell’evento con il primo Social Football Café “Impatto, inclusione e responsabilità: il volto autentico del calcio” al quale interverranno Elisabetta Scorcu, Responsabile Csr, Eventi e iniziative tifosi Supporter Liaison Officer del Cagliari Calcio, Elisabetta Scognamiglio, Head of Communities Domain di Italiacamp, e Massimo Tucci, Project & Programme Director di Social Football Summit.

Il Social Football Summit ha nella sua vision essere un punto di riferimento per lo sviluppo della football industry. Se un’impresa genera impatto sociale positivo sulla propria comunità sarà anche più forte e competitiva. – dichiara Gianfilippo Valentini, founder di Social Media Soccer – e in questa quarta edizione con la partnership con Italiacamp che ringrazio molto per la volontà di essere presenti al nostro evento, vogliamo dare un forte e autorevole impulso alla riflessione e alla crescita di competenze su questi temi fondamentali e strategici”.

Questa partnership è un nuovo e importante tassello nel nostro percorso dedicato a sport e impatto sociale – ha detto Fabrizio Sammarco Amministratore delegato di Italiacamp – al centro del nostro lavoro la necessità di diffondere non solo una nuova narrazione, ma soprattutto un nuovo approccio ai temi sociali nel calcio: il social impact non unicamente come attività filantropica, ma come vettore strategico, una nuova leva di mercato e di business per tutte le società”.

Tutte le novità, l’elenco degli speaker, le informazioni sulle modalità di collaborazione e iscrizione e l’intero programma, saranno disponibili su questo sito.

grafica puntata social football cafè con Ciccarese, Cori e Russo

Social e analisi dati: Lega Serie A tra i migliori canali digitali delle Top 5 leghe

Capiamo come la Lega Serie A si è mossa dopo la pandemia e la situazione globale con i dati di Talkwalker

Dopo una settimana di pausa, ritorna il Social Football Cafè, uno degli appuntamenti satellite del Social Football Summit, evento organizzato da Social Media Soccer che si terrà come da tradizione a novembre, per questa l’edizione 2021 in formato hybrid, quindi sia online che offline.

Per la quinta puntata del Cafè intitolata “Content, social e analisi dati: Top 5 campionati europei_ Euro2020” powered by Talkwalker, ospiti Michele Ciccarese (commercial e marketing director di Lega Serie A), Stefano Russo (Sales Dir. Media&Sports EU Talkwalker) e Damiano Cori (Social Media Soccer).

Damiano Cori ha aperto la puntata focalizzandosi sul legame pandemia e calcio, per cercare di capire cosa è cambiato da un anno e mezzo a questa parte.

“La pandemia ha permesso di riscoprire l’importanza del mondo social e digital. Avendo più tempo a disposizione e meno touchpoint, club, federazioni e leghe hanno potuto riscoprire la centralità di queste piattaforme aumentare esposizione mediatica ed engagement grazie alle properties digitali”.

La visione di Stefano Russo, sul punto sollevato in precedenza.

“La pandemia più che un inversione di marcia ha generato un accelerazione delle tendenze già esistenti, comportamenti e consumi emersi già prima. La fruizione di internet, il gaming, e-commerce e lo streaming sono cresciuti tantissimo. Questa accelerazione si è andata a calare in una situazione difficilissima: stadi chiusi, difficoltà economiche delle società calcistiche. Questa digitalizzazione emerge qindi in un quadro economico delicato.

Quello che abbiamo assistito noi come Talkwalker, stando anche a contatto con molti club di calcio con i quali lavoriamo, riguarda gli investimenti maggiori in termini di iniziative legate a strategie, competenze, ma soprattutto, rispetto al pre-pandemia, abbiamo notato un’attenzione maggiore a quello che è il ritorno sull’investimento.

Si è avviata quindi una fase più matura di trasformazione digitale”.

Molto interessanti i dati offerti da Talkwalker. Numeri e analisi che ci restituiscono il valore commerciale e digitale di una lega come Serie A.

Proprio la Serie A si è posizionata all’ottavo posto tra i marchi più amati in Italia secondo la classifica LOVEBRAND, graduatoria che vede primeggiare il brand Armani.

“Dal momento che aumenta la consapevolezza digitale, è importante avere informazioni e dati misurabili spendibili sul mercato.

C’è un dato emblematico ed è quello che ci fa scoprire qual è il peso della Serie A nell’economia di tutto ciò che viene trasmesso in tv in Italia. Nella stagione televisiva che è finita da poco, la Serie A tra settembre e maggio ha generato il 38%del volume di interazioni sui social dovute alle conversazioni sulle trasmissioni televisive, e nel mezzo di tutto ciò dobbiamo considerare San Remo e trasmissioni simili. È un dato grande per la Serie A.

Stando sempre ai dati rilevati, abbiamo visto come le leghe che generano gran parte dell’engagement e quindi interazioni in tutto il mondo, sono Premier League, LaLiga e Serie A. Leghe che si posizionano davanti ai colossi americani della NBA e NFL”.

Michele Ciccarese, ha raccontato cosa è cambiato per Lega Serie A quando è scoppiata la pandemia, e come la lega italiana di calcio ha reagito a questa condizione.  

“La pandemia ha dato un boost al mondo digitale.

Come si traduce all’interno del mondo del calcio, dei club e della Serie A?

Alla stessa maniera degli altri media. Per la prima volta gli investimenti sui media digitali hanno superato quelli della televisione. Come abbiamo visto, se capita che la trasmissione delle partite viene sospesa (a causa del lockdown, ndr) noi e i 20 club di Serie A dobbiamo offrire in quel lasso di tempo qualcosa ai tifosi e in questo caso emergono altri asset come i social e le piattaforme digitali. Questa situazione ci ha portato infatti ad aprire 14 nuovi canali, a essere presenti in più Regioni del mondo.

Creando contenuti ed essendo rilevanti permettiamo ai tifosi di collegarsi ma anche per i partner commerciali i contenuti diventano nuove opportunità. Anche nuove situazioni come è stata la eSerie A”.

Sempre Michele Ciccarese si è soffermato sul paradigma futuro dei tifosi sui social.

“Prima sui social c’era la tendenza a seguire i grandi calciatori e i content creator, diciamo in maniera passiva. Oggi al contrario vediamo un’azione attiva dei consumatori, per questo nascono nuovi social come TikTok o funzionalità come i reel perché le persone vogliono essere più protagoniste. Questa è una sfaccettatura dove il calcio deve sapersi inserire.

La rivoluzione futura sta nel mettersi al servizio del consumatore e non solo fargli pagare un abbonamento”.

Appuntamento a mercoledì prossimo con la sesta puntata del Social Football Cafè dal titolo “Impatto, inclusione e responsabilità: il volto autentico del calcio” con Elisabetta Scognamiglio (Italiacamp), Elisabetta Scorcu (Cagliari Calcio) e Massimo Tucci (Social Media Soccer. Appuntamento alle ore 14:30 sulla pagina Facebook di Social Football Summit e dei media partner.