Marcello Lippi ospite del Social Football Cafè insieme a Paolo Condò

Continua il percorso di avvicinamento all’edizione 2021 del Social Football Summit, l’unico evento italiano dedicato alla Football Industry con speaker internazionali, organizzato da Social Media Soccer.

Tra gli aventi collaterali di avvicinamento, ecco il Social Football Cafè, una serie di live monotematiche che ha avuto l’onore di ospitare Marcello Lippi e Paolo Condò nella quarta puntata di mercoledì 26 maggio.

La puntata “All or nothing: behind the scenes” con il tecnico campione del mondo e il giornalista di Sky Sport è stata moderata da Massimo Tucci, programme and project manager del Social Football Summit.

Nella mezz’ora trascorsa con gli ospiti si sono approfonditi diversi punti, tutti inerenti al nuovo modo di raccontare il calcio con uno stile da dietro le quinte proprio dei documentari usciti negli ultimi anni a cura di Netflix. Amazon e Sky. Marcello Lippi ha parlato del rapporto con alcuni suoi giocatori oggi allenatori, il suo addio al calcio con un occhio al futuro.

L’inizio della puntata è subito un’occasione per chiedere a mister Marcello Lippi quali sono le cose che gli mancano oggi del calcio:
“Sinceramente il calciolo vivo quotidianamente il calcio ancora oggi, in televisione guardo solo quello, ma del calcio da allenatore non mi manca niente. Da un anno ho deciso di non allenare perché sento che non mi manca niente.
“Se dovesse arrivare una chiamata in un lavoro diverso, tipo il supervisore tecnico in una società dove conosco già le persone, la prenderei in considerazione, altrimenti così”.

Sulla crisi del calcio e i cambiamenti più rilevanti nel mondo del calcio:
“Bisognerebbe partire da un ridimensionamento generale. Non tutti, ma la maggior parte dei proprietari di club (che volevano la Superlega, ndr) sono arabi, russi o americano, per questo non conoscono la nostra cultura calcistica, la nostra mentalità e quella dei tifosi, nemmeno la storia delle società più piccole che attraverso la programmazione riescono ad ottenere risultati.

C’è stato un grande concorso di colpa. Se è vero che i proprietari hanno deciso di fare ciò per riparare ai debiti dei club, la colpa è anche delle istituzioni che non ha controllato questo indebitamento”.

Sempre Marcello Lippi, sulle nuove serie tv che stanno raccontando il dietro le quinte del calcio:

“Non mi piacciono. Ho visto la qualità e onestamente non mi sono piaciute.
A proposito della serie su Totti, non mi è piaciuto nemmeno vedere una persona diversa con una voce diversa che interpretano quella parte.
Io ho sempre impedito l’ingresso di telecamere negli spogliatoi o cose simili, poi mi sono reso conto che il mondo stava cambiando e ho capito che dovevo essere più permissivo nei confronti di queste proposte.

La capacità di un allenatore di creare i presupposti psicologici in uno spogliatoio è sempre stata accompagnata dalla volontà di respingere tutto quello che arrivava dall’esterno”.

Sui giocatori che Lippi ha allenato e oggi siedono in panchina:

“Non pensavo che Zidane sarebbe diventato un allenatore così grande. Zidane ragazzo dolcissimo, molto serio che va d’accordo con tutti, eppure durante la carriera ha fatto alcuni gesti. Pensavo che avrebbe fatto altro a fine carriera e invece è diventato uno dei più grandi”.

Lippi ha svelato anche qual è oggi l’allenatore che gli somiglia di più:

“Forse Gattuso è quello che caratterialmente mi somiglia di più come allenatore, alla Fiorentina farà bene”.

Paolo Condò sul format attuale del calcio e la crisi generale:

“Non se ne esce con un singolo provvedimento, ma una riforma complessiva.
Per quanto riguarda la crisi, il problema quando sono arrivate le presidenze dei russi, arabi e più di recente cinesi, è che questi non avevano come obiettivi la vittoria sportiva, il guadagno attraverso il calcio, ma quello che viene definito il soft power.

Ovvero, il calcio come grimaldello per entrare in mondi dove altrimenti faresti fatica ad entrare, penso a Roman Abramovich che per farsi accettare nel mondo occidentale compra il Chelsea”.

Sui giovani che starebbero perdendo interesse verso il calcio in favore di altri generi di intrattenimento:

“Mi sembra una di quelle profezie autoavveranti. Io a partire dai miei figli conosco un sacco di ragazzi che se c’è una bella partita in tv non si perdono un minuto e anche loro sono dei giocatori di Fortnite che è quello che viene considerato il competitor principale.

Rendiamo migliore lo spettacolo del calcio ma senza la necessità di andare a perdere i vecchi clienti per paura di non trovarne in futuro di nuovi”.

Sulle serie tv, Condò si è espresso così:

“Ovviamente il mio parere è diverso da quello di Marcello.
In generale gli allenatori della generazione di Marcello sono gelosi sui loro aneddoti e sulla privacy dello spogliatoio. Con loro hai sempre il presentimento di essere il dentista che va dagli allenatori a chiedere i segreti.

Questa concezione è stata ribaltata dagli ultimi documentari. Ci sono dei dettagli che moltiplicano lo spettacolo del calcio in maniera esponenziale e la fanno diventare la più bella narrazione moderna che possa esistere.

Poi mi rendo conto che una certa sacralità che è alla base di tanti risultati, poi viene a mancare”.

Paolo Condò ci ha anche raccontato un aneddoto particolare su Francesco Totti, emerso al momento della scrittura del libro “Un Capitano”, scritto proprio dal giornalista insieme all’ex capitano della Roma:

“Quando scrivevamo il libro, Francesco mi ha giurato che se non esistessero le immagini dello sputo a Poulsen, lui negherebbe, convinto di essere nella ragione, e non aver fatto una cosa così brutta perché è una cosa che gli faceva talmente schifo solo da pensare. Quando Francesco vide le immagini svelò che fu la cosa che lo rese più deluso di se stesso di altre. Ci fu uno sdoppiamento della personalità”.

Il percorso del Social Football Cafè si ferma per una settimana e riprenderà in occasione di mercoledì 8 giugno alle 14:30 con la puntata “Content, social e analisi dati” con focus su Top 5 campionati europei e Euro2020 powered by Talkwalker insieme a Stefano Russo (Talkwalker), Damiano Cori (Social Media Soccer), Lorenzo Dallari (Lega Serie A).