Spendere tanto è condizione indispensabile per raggiungere la salvezza?
Jacopo Carmassi – Numeri in Palla – Rubrica Social Media Soccer/Social Football Summit, 2 aprile 2026
Immaginate di essere proprietari o dirigenti di un Club di calcio maschile di Serie B che ha appena raggiunto un traguardo sportivo eccezionale – la promozione in Serie A. Immaginate, mentre tifosi e città sono ancora in festa, di avere la vostra mente già rivolta verso il futuro, verso le prime decisioni dell’estate, con le quali mettere le basi per la stagione nella massima serie. Dovrete assumere, insieme con i vostri collaboratori, numerose decisioni complesse e importanti. Concentriamoci su una decisione in particolare: quanto dovrete spendere per massimizzare le probabilità di ottenere la salvezza in Serie A?
Alcune importanti premesse
Diciamo subito, per eliminare qualsiasi tipo di dubbio, che nel calcio ci sono elementi determinanti che ovviamente non possono essere colti dai numeri economico-finanziari: l’affiatamento tra i giocatori, il loro rapporto con l’allenatore e il suo carisma, l’organizzazione e l’efficienza di una società, l’aria che si respira nel Club e nella città e con i tifosi. I numeri economici restano però, naturalmente, una componente importante. Vediamone alcuni – con alcune brevi premesse metodologiche.
Questa analisi, basata sui dati riportati dai Club nei loro documenti di bilancio, non si propone di offrire evidenze definitive né di individuare automatismi tra i costi sostenuti dai Club e le possibilità di salvezza (e certamente non si avventura in previsioni per quanto riguarda la stagione in corso – anche perché numeri e riflessioni sono basati esclusivamente sui numeri dei bilanci, che per la stagione 2025/2026 ovviamente non sono ancora disponibili). L’obiettivo è piuttosto quello di fornire alcune indicazioni sui trend generalmente osservati negli anni più recenti. Si deve peraltro fare ricorso a qualche inevitabile approssimazione, per esempio perché alcuni dati vengono talora riportati in modo leggermente diverso dai Club, e senza lo stesso grado di dettaglio, ed anche perché i bilanci di alcuni Club si riferiscono all’anno solare (quindi gennaio-dicembre) invece che alla stagione calcistica (luglio-giugno). Pur con tutte queste premesse e cautele, i numeri ci offrono indicazioni interessanti.
Quanto serviva spendere per salvarsi in Serie A nella stagione 2024/2025?
Nella stagione 2024/2025, i tre Club retrocessi dalla Serie A alla Serie B sono stati Empoli (classificatosi al diciottesimo posto), Venezia (diciannovesimo posto) e Monza (ventesimo posto). Vediamo quanti sono stati i loro “costi della produzione”, cioè i costi sostenuti da un Club in quella stagione: questa voce include diverse tipologie di costi, da salari e stipendi e oneri sociali, ai costi logistici e per servizi, ai costi degli ammortamenti e delle svalutazioni e a quelli per l’acquisizione di calciatori in prestito. La voce degli ammortamenti è particolarmente rilevante perché include gli ammortamenti dei diritti pluriennali alle prestazioni dei calciatori (iscritti come attività nello stato patrimoniale) – cioè quella quota parte dell’investimento in cartellini dei calciatori acquistati che viene attribuita all’esercizio in corso (esempio: se un Club acquista un calciatore per 100, con un contratto di 5 anni, ogni anno registrerà nel conto economico un costo di 20, seguendo un ammortamento a quote costanti). Gli oneri finanziari, così come le imposte, non sono inclusi nel costo della produzione.
Tornando ai tre Club retrocessi in Serie B nella stagione 2024-2025, il Monza è stato quello con costi della produzione più elevati (139,1 milioni di euro; i dati di bilancio del Monza si riferiscono però all’anno solare 2024 e quindi includono i dati della seconda metà della stagione 2023/2024, in cui il Club militava in Serie A, e non quelli per gennaio-giugno 2025). L’Empoli ha fatto registrare costi della produzione complessivi per 69,6 milioni di euro e il Venezia per 86,8 milioni di euro. Dunque, considerando i costi della produzione, i tre Club retrocessi avevano una media di circa 98,5 milioni di euro, ma con valori piuttosto diversi – il Monza (classificatosi all’ultimo posto e retrocesso alla 35ma giornata su 38) aveva sostenuto circa il doppio dei costi dell’Empoli (classificatosi al terz’ultimo posto e retrocesso all’ultima giornata) e 1,6 volte i costi della produzione del Venezia (penultimo e retrocesso all’ultima giornata).
Se guardiamo alle squadre classificatesi dal quattordicesimo al diciassettesimo posto nella Serie A 2024/2025 (Verona 14mo, Cagliari 15mo, Parma 16mo, Lecce 17mo) e che quindi si sono salvate, questi quattro Club hanno fatto registrare in media costi della produzione di 92,2 milioni di euro, una media inferiore a quella, di 98,5 milioni di euro, dei tre Club retrocessi, ma superiore rispetto al dato di Venezia e soprattutto Empoli, e largamente inferiore rispetto al dato del Monza. Dietro la media dei 92,2 milioni di euro ci sono importanti differenze tra Club: se Parma e Verona avevano un valore di superiore ai 100 milioni di euro (105,9 milioni di euro e 102,4 milioni di euro, rispettivamente), il dato del Lecce è stato di circa 83,5 milioni di euro (dunque leggermente inferiore al dato del Venezia e molto più basso di quello del Monza), e quello del Cagliari è stato inferiore agli 80 milioni di euro (circa 77 milioni di euro, quindi anch’esso inferiore al dato del Venezia e del Monza).
Il quadro che emerge dai dati sul costo della produzione ci dice quindi che spendere più di altri Club in lotta per la salvezza – o anche molto di più – non significa necessariamente riuscire a salvarsi, e che è possibile salvarsi anche spendendo meno degli altri Club che lottano per la salvezza.
Se consideriamo, all’interno dei costi della produzione complessivi, solo i costi per gli stipendi, il quadro è analogo. Questi numeri includono non solo gli stipendi dei calciatori ma tutti gli stipendi che la società versa, inclusi quelli degli allenatori e dello staff tecnico nonché di tutti gli altri dipendenti e collaboratori di una società in tutte le varie aree. Se è vero che gli stipendi dei calciatori sono una voce determinante, sia in termini quantitativi rispetto al totale dei costi per stipendi, sia per le implicazioni sul campo (giocatori pagati di più sono in generale più forti), tener conto della voce complessiva dei costi per i salari consente di cogliere anche l’entità dell’investimento del Club su allenatori e corpo tecnico, dirigenti, dipendenti e collaboratori.
Il Monza ha sostenuto un costo complessivo per gli stipendi di circa 58,3 milioni di euro (sempre con riferimento al 2024, anno solare). Questo valore è superiore non solo a quello delle altre due squadre retrocesse nella stagione 2024/2025 (Venezia: 44 milioni di euro; Empoli: 35,2 milioni di euro), ma anche a quello delle squadre che si sono salvate: per i quattro Club dal quattordicesimo al diciassettesimo posto, la media è stata di 37,5 milioni di euro, con un massimo di 43,7 milioni di euro per il Parma e un minimo di 30,3 milioni di euro per il Cagliari. Tutti questi quattro Club che si sono salvati hanno dunque sostenuto un costo per gli stipendi inferiore a quello di due delle tre retrocesse (Venezia e Monza), e uno di loro (Cagliari) ha fatto registrare un valore inferiore anche a quello dell’Empoli, la terza squadra retrocessa.
Non tutti i Club riportano in dettaglio, o nello stesso modo, i valori degli stipendi per calciatori, altri tesserati del Club, e altri dipendenti e collaboratori della società. Se consideriamo, per esempio, i costi per i tesserati, Verona, Cagliari e Lecce hanno speso cifre inferiori oppure non troppo più alte rispetto a quelle dei Club retrocessi. Anche questa variabile conferma dunque il quadro visto in precedenza: il livello di spesa non porta di per sé, automaticamente, ad una salvezza o ad una retrocessione.
E gli investimenti nei cartellini dei calciatori?
Si potrebbe obiettare che un elemento cruciale è quello degli investimenti in nuovi calciatori. Gli investimenti nei cartellini calciatori effettuati in una stagione non si riflettono interamente nei dati sul costo del personale e della produzione per la stessa stagione: i costi sostenuti per l’acquisizione dei cartellini vengono iscritti come attività nello stato patrimoniale e, come già ricordato, soltanto una quota di competenza di questo costo (la quota di ammortamento) viene computata nel conto economico di un determinato esercizio; le rimanenti quote di ammortamento vengono “spalmate” sugli esercizi successivi.
D’altra parte, è anche vero che una quota di ammortamento relativa ai nuovi acquisti (così come per i calciatori già in rosa) e i costi degli stipendi (e degli oneri sociali) dei nuovi calciatori sono inclusi nel conto economico della stagione in corso. Peraltro, gli investimenti nei cartellini non ci danno informazioni sui costi relativi ai calciatori acquisiti a parametro zero o presi in prestito, che sono invece inclusi nel conto economico.
Per tutti questi motivi, i dati su stipendi e costi della produzione sono probabilmente sufficienti per fornire già un quadro piuttosto solido per la nostra analisi. Le informazioni sui nuovi investimenti in cartellini possono però offrire utili informazioni complementari, perché ci indicano qual è stata la spesa in cartellini di un Club per rafforzare la rosa. È chiaro però che questo dato va letto nel contesto, perché lo stesso valore di investimenti in cartellini può avere implicazioni ed effetti diversi (sul campo e sulle finanze) per un Club che ha già investito molto sulla rosa e per un Club che ha investito molto meno. Anche per questa ragione è difficile individuare una soglia “minima” o un valore “ideale” di investimenti in cartellini ai fini del raggiungimento della salvezza.
Le complicazioni peraltro non finiscono qui, e ci sono altri elementi che richiedono di interpretare il dato sugli investimenti in cartellini con la dovuta cautela. Per fare un esempio, un calciatore acquistato alla fine di giugno della stagione precedente non risulterà incluso tra gli acquisti della stagione considerata (mentre il suo stipendio e il suo ammortamento saranno ovviamente inclusi nel conto economico). Inoltre, i valori dei diritti pluriennali alle prestazioni dei calciatori includono anche alcune voci aggiuntive (come i costi relativi ai compensi degli agenti e i premi versati ad altri Club per la formazione dei calciatori o per meccanismi di solidarietà), e dunque si deve tener presente che la voce dei diritti pluriennali alle prestazioni dei calciatori non riflette esclusivamente il valore del calciatore di per sé ed include anche altre variabili.
Torniamo ora ai dati della stagione 2024/2025. Mentre gli investimenti dell’Empoli in cartellini sono stati vicini allo zero (il documento di bilancio non riporta acquisizioni di importo rilevante), il Monza ha investito circa 12,3 milioni di euro (dato 2024) e il Venezia una somma superiore ai 15 milioni di euro (il dato sui compensi per gli agenti non è incluso nel valore di circa 15 milioni di euro riportato nel bilancio). Le quattro squadre classificatesi dal quattordicesimo al diciassettesimo posto hanno investito in media 29,7 milioni di euro, quindi di più rispetto alle tre retrocesse, ma con significative differenze: 16,7 milioni di euro per il Lecce (e per questo il numero di maglia che vedete oggi è il 16) e 18,7 milioni di euro per il Verona, mentre il Parma ha investito circa 39 milioni di euro e il Cagliari circa 44,3 milioni di euro.
Come dal lato dei costi della produzione e del personale, anche gli investimenti in cartellini ci dicono quindi che non esistono regole rigide: alcune squadre riescono a salvarsi con investimenti in cartellini di nuovi giocatori piuttosto contenuti, e in alcuni casi non troppo distanti rispetto agli investimenti in cartellini di Club retrocessi (o almeno di alcuni dei Club retrocessi).
Naturalmente, come detto, gli investimenti in nuovi calciatori hanno un peso diverso in base alla rosa nella quale i nuovi giocatori vanno ad inserirsi. Una squadra già fortissima potrebbe riuscire a salvarsi con investimenti in cartellini limitati, e una squadra non particolarmente forte potrebbe non riuscire a salvarsi anche con un buon livello di investimenti per l’acquisizione di nuovi calciatori. E quindi è utile vedere anche il valore della rosa dei Club, inteso come la somma degli investimenti originari in cartellini di tutti i calciatori presenti in rosa (al lordo delle variazioni intercorse nel tempo, come ammortamenti, svalutazioni, etc.). Si tratta naturalmente di una semplificazione, che però ci aiuta a completare il quadro (da notare che questi dati si basano sul costo storico dei cartellini riportato nei bilanci, e non su modelli che stimano il valore di mercato delle rose).
Il Monza aveva un parco calciatori con costo storico di circa 101 milioni di euro, mentre i valori di Empoli e Venezia erano più bassi (inferiori a 54,4 e 61,5 milioni di euro, perché questo valore include una quota di altre tipologie di immobilizzazioni immateriali non separatamente indicata). Verona e Lecce avevano valori simili (circa 61 milioni di euro e circa 52 milioni di euro, rispettivamente), mentre Cagliari e Parma avevano un valore rispettivamente di circa 99 milioni di euro e di circa 118 milioni di euro (questi sono tutti valori a fine stagione, o alla fine del periodo di riferimento, e dunque includono i nuovi investimenti in cartellini riportati sopra).
Anche questi numeri ci consegnano dunque lo stesso messaggio: è possibile salvarsi anche con valori dei cartellini del parco giocatori relativamente contenuti, o simili, rispetto agli altri Club in lotta per la salvezza.
Nelle due stagioni precedenti il quadro era simile
I dati per la stagione 2023/2024 forniscono informazioni analoghe: Sassuolo e Salernitana, che sono retrocesse, avevano speso di più, sia come costi della produzione che per stipendi del personale, rispetto a Club che si sono salvati. L’altra squadra retrocessa, il Frosinone, aveva fatto registrare costi più bassi rispetto alle squadre che si sono salvate, ma è retrocesso solo all’ultima giornata, confermando che non esistono automatismi e non esistono destini sportivi necessariamente già scritti in base ai numeri – almeno quando si parla di differenze non enormi tra i valori sul campo e nei bilanci.
Se consideriamo anche i nuovi investimenti in cartellini per quella stagione, Frosinone e Salernitana avevano speso significativamente meno degli altri Club, ma Lecce e Cagliari, che si sono salvati, avevano investito in cartellini meno del Sassuolo – rispettivamente circa 26,7 milioni di euro e 21,2 milioni di euro per Lecce e Cagliari, 34,4 milioni di euro per il Sassuolo (dato 2023, anno solare).
Infine, la stagione 2022/2023 offre, nuovamente, un quadro simile: la Sampdoria, classificatasi al ventesimo posto, aveva sostenuto costi della produzione (circa 117 milioni di euro, dato a dicembre 2022) maggiori rispetto ai Club classificati dal quattordicesimo al diciannovesimo posto, e anche costi per stipendi complessivi (circa 52 milioni di euro) superiori a questi Club (con una sola eccezione, data dai 60,7 milioni di euro della Salernitana). Il Lecce si è salvato, classificandosi al sedicesimo posto, con il valore più basso tra tutti questi Club sia per costi della produzione (circa 55,3 milioni di euro) che per costi degli stipendi (circa 30,7 milioni di euro).
Non esiste una formula magica (per fortuna)
In conclusione, non esiste un numero magico di costi e investimenti in calciatori che garantisca la salvezza. E anche investimenti e spese contenute non precludono affatto la salvezza. Certo, se invece che spendere 50 o 100 milioni se ne spendono 200 o 300, l’impatto sui risultati sportivi è molto probabile. Ma esiste un’ampia fascia di Club che si giocano la salvezza i cui valori economico-finanziari sono comparabili o quanto meno non così lontani tra di loro – soprattutto se confrontati con quelli delle squadre della parte alta della classifica (che sostengono costi per diverse centinaia di milioni).
E all’interno di questo gruppo di squadre, la forza economico-finanziaria non sembra essere un elemento così determinante, lasciando un po’ più di spazio ai sogni e alle favole sportive – e alla capacità di un Club di attrarre e valorizzare al meglio i talenti preservando la sostenibilità economico-finanziaria. Non sarebbe bello se un’incertezza simile si applicasse a tutto il campionato, e magari a tutte le competizioni europee per Club?
Jacopo Carmassi è Principal Economist presso la Banca Centrale Europea ed esperto di tematiche economico-finanziarie del mondo del calcio. Tutte le opinioni espresse su Social Media Soccer e Social Football Summit sono esclusivamente personali e non impegnano in alcun modo la Banca Centrale Europea né altri enti ai quali l’autore è affiliato
Serie A…quanto mi costi ?
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