La FIFA gestisce il gioco del calcio a livello globale. Coordina oltre 200 federazioni nazionali, organizza i tornei più seguiti del pianeta e muove flussi economici che pochi altri settori possono vantare. Tutto questo porta con sé una responsabilità ambientale e sociale di proporzioni straordinarie. Come l’ha affrontata negli ultimi anni? Con una strategia che ha fatto passi avanti significativi sulla carta, ma che mostra ancora contraddizioni rilevanti nella pratica. Capire questa evoluzione è utile per chiunque lavori nel mondo del calcio e voglia orientarsi nel contesto normativo e reputazionale che sta cambiando.
Da dove viene la strategia FIFA sulla sostenibilità
L’impegno della FIFA sul tema della sostenibilità non è recente. Gli sforzi in materia ambientale, sociale ed economica si sono definiti e affinati nell’arco degli ultimi vent’anni, continuando a evolversi in linea con le migliori pratiche internazionali. Ma è a partire dal 2021 che la FIFA ha formalizzato un approccio strutturato, con l’introduzione di una strategia climatica esplicita e di obiettivi quantificati. Nel 2021 la FIFA ha pubblicato il suo primo documento di strategia climatica, impegnandosi a ridurre le emissioni di carbonio del 50% entro il 2030 e a raggiungere la neutralità carbonica entro il 2040.
Questi obiettivi si inseriscono all’interno di un framework più ampio che si allinea con l’UN Sports for Climate Action Framework e con l’Accordo di Parigi. Nel 2023 il presidente FIFA Infantino ha formalizzato questa direzione all’interno della visione strategica “Football Unites the World”, che definisce gli obiettivi globali per il periodo 2023-2027. In questo quadro, la FIFA si impegna a sviluppare, implementare e rendicontare strategie di sostenibilità standardizzate per gli eventi, contribuendo agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, applicando requisiti di approvvigionamento sostenibile, adottando misure per il contrasto al cambiamento climatico e promuovendo infrastrutture calcistiche più sostenibili.
Le cinque aree di intervento
L’approccio attuale della FIFA alla sostenibilità si articola in aree di intervento distinte, ciascuna con strumenti e responsabilità specifiche. La prima è l’azione climatica, che comprende la misurazione delle emissioni generate dai tornei, la definizione di obiettivi di riduzione e l’adozione di misure per limitare l’impatto dei grandi eventi. La FIFA riporta le proprie emissioni utilizzando metodi di contabilità standard per i gas serra, includendo il monitoraggio delle emissioni dei tornei, delle città ospitanti e delle attività operative. La seconda è la sostenibilità degli eventi, con strategie specifiche sviluppate per ogni grande torneo.
Per il Mondiale del Qatar 2022, la FIFA ha sottolineato che il torneo è stato il primo nella storia a ottenere la certificazione ISO 20121 per la gestione sostenibile degli eventi, con ogni stadio utilizzato certificato come sostenibile e con un’efficienza energetica superiore del 42% rispetto ai benchmark internazionali. La terza è la sostenibilità delle infrastrutture, con linee guida per la progettazione e la gestione degli impianti sportivi che tengano conto dell’impatto ambientale nel lungo periodo. La quarta è la due diligence sulla filiera, con requisiti di approvvigionamento sostenibile che si estendono ai fornitori e ai partner commerciali della FIFA.
La quinta è il contributo agli SDGs delle Nazioni Unite, con programmi sociali e iniziative di sviluppo che collegano il calcio agli obiettivi globali di sviluppo sostenibile.
Il Mondiale 2022 in Qatar: primo grande banco di prova
Il Mondiale del Qatar è stato il primo torneo su cui la FIFA ha applicato in modo sistematico la propria strategia di sostenibilità, e i risultati hanno mostrato sia i progressi compiuti sia i limiti ancora presenti. Sul fronte positivo, la certificazione ISO 20121, l’efficienza energetica degli stadi e i programmi di gestione dei rifiuti hanno rappresentato un avanzamento reale rispetto ai tornei precedenti. Sul fronte critico, le emissioni totali del torneo hanno raccontato una storia diversa da quella comunicata ufficialmente. La maggior parte delle emissioni è stata generata dai viaggi e dagli alloggi, con il 78,9% delle emissioni totali prodotto durante la competizione stessa, di cui il 54,9% proveniente dal trasporto aereo. Le emissioni legate ai trasporti al Mondiale del Qatar sono risultate superiori all’intera impronta carbonica dei Giochi Olimpici di Parigi del 2024. La FIFA aveva comunicato il torneo come “carbon neutral”. Questa affermazione ha generato reclami ufficiali in cinque paesi europei. La Commissione svizzera per la correttezza ha concluso che la comunicazione della FIFA era fuorviante, non suffragata da prove e priva di evidenze a supporto della neutralità carbonica dichiarata, ordinando all’organizzazione di cessare l’utilizzo di questa terminologia nella propria pubblicità.
Mondiale 2026: sfide in crescita
Il Mondiale 2026, ospitato da Stati Uniti, Canada e Messico, ha portato con sé una complessità logistica senza precedenti. Il torneo si espande da 64 a 104 partite, con 16 squadre in più rispetto all’edizione precedente e venue distribuite su un continente intero. Le emissioni legate al trasporto aereo sono stimate in 7,72 milioni di tonnellate di CO2e, più di quattro volte superiori alla media delle emissioni da trasporto aereo dei tornei tra il 2010 e il 2022. Una crescita che rende molto difficile, se non impossibile, rispettare l’obiettivo di riduzione del 50% entro il 2030 dichiarato nella strategia climatica. La strategia di sostenibilità specifica per il Mondiale 2026 era attesa per l’inizio del 2024 ma non è stata pubblicata nei tempi previsti. Un ritardo che solleva domande legittime sulla coerenza tra gli impegni dichiarati e la capacità operativa di tradurli in azioni concrete e documentate.
2030 e 2034: le scelte che pesano sulla credibilità
Le decisioni sui Mondiali 2030 e 2034 hanno messo sotto pressione la credibilità della strategia di sostenibilità FIFA in modo ancora più marcato. Il Mondiale 2030 sarà ospitato da Spagna, Portogallo e Marocco, con tre partite celebrative in Uruguay, Argentina e Paraguay per commemorare il centenario del primo Mondiale. Una scelta geografica che implica spostamenti intercontinentali per giocatori, staff e tifosi, aumentando in modo significativo le emissioni legate ai trasporti in un momento in cui sarebbe cruciale ridurle. Il Mondiale 2034 è stato assegnato all’Arabia Saudita. I piani prevedono la costruzione di 11 nuovi stadi, uno dei quali all’interno di Neom, un megaprogetto urbano ancora da costruire.
L’impatto ambientale di questa nuova costruzione sarà considerevole, e solleva interrogativi concreti sulla compatibilità di queste scelte con gli obiettivi climatici dichiarati. Queste decisioni mettono in tensione due logiche che la FIFA fatica ancora a riconciliare: la logica economica e commerciale che guida l’assegnazione dei tornei, e la logica della sostenibilità che viene dichiarata nella strategia ufficiale.
Cosa funziona e cosa deve ancora migliorare
Un’analisi onesta della strategia FIFA sulla sostenibilità riconosce i progressi reali senza ignorare le lacune ancora presenti. Sul fronte dei progressi: la formalizzazione di obiettivi climatici quantificati, l’adozione di standard internazionali per la rendicontazione delle emissioni, l’introduzione di requisiti di sostenibilità nei processi di assegnazione dei tornei e nei capitolati per i fornitori, la certificazione ISO 20121 per gli eventi, la partnership con organizzazioni internazionali come il Pacific Islands Forum sul tema del cambiamento climatico. A novembre 2024 la FIFA ha esteso la propria partnership con il Pacific Islands Forum per contrastare il cambiamento climatico, confermando l’impegno su questo fronte anche a livello diplomatico. Sul fronte delle lacune: su 18 iniziative climatiche previste dalla strategia, solo 2 risultano completate, mentre 14 non mostrano progressi documentati. Non esiste un budget dedicato alla sostenibilità e la rendicontazione sulle iniziative finanziate rimane opaca. La distanza tra gli impegni dichiarati e i progressi verificabili è ancora significativa, e richiede un salto di qualità nella governance interna della sostenibilità FIFA.
Il punto di svolta: dalla comunicazione alla sostanza
Il percorso della FIFA sulla sostenibilità riflette una trasformazione in corso in tutto il mondo dello sport globale: il passaggio da una logica di comunicazione a una logica di sostanza. Per molti anni la sostenibilità è stata gestita principalmente come tema reputazionale, con dichiarazioni ambiziose e rendicontazioni selettive. Oggi questo approccio non regge più, né di fronte ai regolatori, né di fronte agli investitori istituzionali, né di fronte a un’opinione pubblica sempre più informata. La vera sfida non è fissare obiettivi.
La vera sfida è ridurre le emissioni in un evento globale che dipende strutturalmente dai viaggi internazionali. E questa sfida non può essere affrontata solo con la compensazione carbonica o con la comunicazione: richiede scelte strutturali sui format dei tornei, sui criteri di assegnazione delle sedi, sulle infrastrutture e sulla mobilità dei tifosi. Per i club, le federazioni e gli operatori del settore che guardano alla FIFA come punto di riferimento normativo e strategico, il messaggio è chiaro: la direzione è tracciata, i requisiti cresceranno, e chi costruisce oggi un sistema di misurazione e rendicontazione solido sarà in una posizione di vantaggio domani. Non perché la FIFA lo imponga ancora in modo vincolante a tutti i livelli, ma perché gli sponsor, gli investitori e il mercato lo richiedono già.
Evoluzione delle politiche e strategie di sostenibilità in FIFA
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