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Costruire una società calcistica sostenibile: strumenti, metriche e piani strategici

Parlare di sostenibilità è diventato facile. Costruirla davvero è un’altra cosa. La differenza tra un club che ha un percorso ESG reale e uno che ha solo una comunicazione ESG sta tutta qui: nel metodo, negli strumenti, nei numeri. Non nelle intenzioni.

In questo contesto è opportuno conoscere i passaggi di come si costruisce concretamente un percorso ESG che funziona, che produce risultati misurabili e che regge al confronto con UEFA, sponsor e investitori istituzionali.

Il punto di partenza: l’analisi di doppia materialità

Ogni percorso ESG serio inizia dallo stesso posto: capire cosa conta davvero per quel club specifico. Non esiste una lista universale di priorità ESG valida per tutti i club di calcio. Un club con uno stadio di proprietà ha responsabilità ambientali diverse da uno che gioca in un impianto comunale. Un club con una forte radicazione territoriale ha opportunità sociali diverse da uno con una fan base prevalentemente internazionale. Un club quotato in borsa ha obblighi di governance diversi da una società a gestione familiare.

Lo strumento che permette di fare questa mappatura si chiama analisi di doppia materialità. È il punto di partenza obbligato per qualsiasi percorso ESG strutturato, ed è richiesto esplicitamente dagli standard europei di rendicontazione.

L’analisi di doppia materialità lavora su due dimensioni simultaneamente. La prima è l’impatto: quali effetti produce il club sull’ambiente, sulle persone e sulla società? Dove sono le aree di rischio più significative? Dove si concentra l’impatto positivo che vale la pena amplificare? La seconda è la rilevanza finanziaria: quali fattori ESG esterni possono influenzare il business del club? Quali rischi climatici, sociali o regolativi possono avere effetti concreti sui risultati economici nel medio e lungo periodo?

Incrociare queste due dimensioni produce una mappa delle priorità che è specifica per quel club, in quel momento, in quel contesto. Da quella mappa si costruisce tutto il resto.

L’analisi di doppia materialità non è un esercizio teorico. Richiede dati, richiede il coinvolgimento degli stakeholder interni ed esterni, richiede una metodologia rigorosa. Fatta bene, è la base più solida su cui costruire una strategia ESG credibile. Fatta male, o non fatta del tutto, produce una strategia che non tiene.

La roadmap ESG: da dove si parte e dove si vuole arrivare

Una volta definite le priorità, si costruisce la roadmap. Una roadmap ESG non è una lista di buone intenzioni: è un piano operativo con obiettivi chiari, responsabilità definite, scadenze realistiche e risorse allocate.

La struttura di una roadmap ESG per un club di calcio si articola tipicamente su tre orizzonti temporali. Il breve periodo, entro dodici mesi, riguarda la costruzione delle fondamenta: avviare la raccolta dei dati nelle aree prioritarie, definire il sistema di KPI, nominare le responsabilità interne, scegliere gli standard di rendicontazione, produrre una prima baseline che documenti il punto di partenza. Non si tratta ancora di migliorare le performance: si tratta di capire esattamente dove si è.

Il medio periodo, tra uno e tre anni, riguarda il miglioramento delle performance nelle aree identificate come prioritarie, l’avvio della rendicontazione formale secondo standard riconosciuti, la comunicazione strutturata verso gli stakeholder, l’integrazione dei criteri ESG nei processi decisionali del club. È la fase in cui la sostenibilità inizia a diventare parte del modo in cui il club funziona, non solo un progetto parallelo.

Il lungo periodo, oltre i tre anni, riguarda il consolidamento del profilo ESG, il raggiungimento degli obiettivi strategici definiti nella roadmap, l’allineamento con i framework internazionali più avanzati e la costruzione di una reputazione ESG riconosciuta dagli stakeholder più esigenti. È la fase in cui il percorso iniziato diventa un vantaggio competitivo stabile.

Una roadmap efficace non è rigida. Viene rivista periodicamente, aggiornata in base ai risultati raggiunti e alle evoluzioni del contesto normativo e di mercato. Ma deve avere una direzione chiara e obiettivi misurabili. Senza quella chiarezza, non è una roadmap: è solo un documento.

I KPI ESG per un club di calcio: cosa misurare e perché

I KPI, gli indicatori chiave di performance, sono il cuore operativo di qualsiasi sistema di gestione ESG. Senza KPI precisi, non c’è modo di sapere se si sta migliorando, non c’è nulla da comunicare agli stakeholder e non c’è nulla che regga a una verifica esterna.

Per un club di calcio, i KPI in ambito ESG si organizzano nelle tre dimensioni classiche, con alcune specificità legate al settore sportivo.

Nella dimensione ambientale, i KPI fondamentali riguardano i consumi energetici totali, espressi in MWh, con la percentuale proveniente da fonti rinnovabili. Le emissioni di CO2 suddivise in Scope 1, 2 e 3, espresse in tonnellate di CO2 equivalente. I consumi idrici, in metri cubi, per le attività dello stadio e del centro sportivo. La quantità di rifiuti prodotti per evento, con la percentuale avviata al riciclo. Le emissioni legate alle trasferte, distinte per mezzo di trasporto. L’impronta carbonica della filiera dei fornitori principali.

Nella dimensione sociale, i KPI essenziali includono il numero di persone raggiunte dai programmi sociali del club, suddivise per tipo di iniziativa e fascia demografica. Le ore di attività sociale erogate sul territorio. L’indice di diversità e inclusione nel personale del club, con dati su genere, età e provenienza. Il tasso di turnover dei dipendenti e i dati sulla soddisfazione interna. Il numero di fornitori valutati secondo criteri ESG. L’investimento economico totale nelle iniziative sociali, distinto tra risorse proprie e partnership esterne.

Nella dimensione di governance, i KPI rilevanti comprendono la composizione del consiglio di amministrazione per genere e competenze. La percentuale di consiglieri indipendenti. L’esistenza e l’aggiornamento periodico di un codice etico. Il numero di segnalazioni ricevute attraverso i canali interni e le modalità di gestione. La qualità e la tempestività della rendicontazione verso gli stakeholder. L’eventuale presenza di un rating ESG esterno e il suo andamento nel tempo.

Non tutti questi KPI hanno la stessa rilevanza per tutti i club. La selezione degli indicatori prioritari dipende dall’analisi di doppia materialità e dagli obiettivi strategici definiti nella roadmap. L’importante è che ogni KPI sia misurabile, verificabile e aggiornato con cadenza regolare.

Integrare l’ESG nella governance del club: oltre il progetto speciale

Uno degli errori più comuni nel percorso ESG di un club è trattarlo come un progetto speciale, separato dalla gestione ordinaria. Un team dedicato che lavora in parallelo, un bilancio di sostenibilità che viene prodotto una volta all’anno e poi archiviato, iniziative ESG che non parlano con la strategia sportiva, finanziaria e commerciale del club.

Questo approccio produce risultati limitati, perché la sostenibilità non è un progetto: è un modo di gestire. Perché funzioni davvero, deve essere integrata nella governance del club a tutti i livelli.

A livello di consiglio di amministrazione, significa che i temi ESG devono entrare nell’agenda con la stessa frequenza e la stessa rilevanza delle questioni finanziarie e sportive. Non come punto residuale, ma come componente strutturale della strategia. Significa che almeno un membro del consiglio deve avere competenze specifiche in materia di sostenibilità. Significa che le decisioni strategiche rilevanti, dagli investimenti infrastrutturali alle partnership commerciali, vengono valutate anche attraverso una lente ESG.

A livello operativo, significa che ogni area del club, dalla gestione dello stadio alle risorse umane, dall’area sportiva all’ufficio commerciale, ha responsabilità ESG definite e KPI assegnati. Non c’è un ufficio sostenibilità che fa tutto da solo: c’è una struttura distribuita in cui ogni funzione contribuisce al profilo ESG complessivo del club.

A livello di pianificazione sportiva, significa che i criteri ESG entrano anche nelle decisioni che riguardano la squadra. Le politiche di scouting e gestione dei calciatori, le condizioni contrattuali dei collaboratori tecnici, la gestione delle trasferte e dei ritiri. Non si tratta di snaturare la logica sportiva: si tratta di considerare le implicazioni ESG di decisioni che comunque vengono prese.

L’integrazione con la strategia commerciale e finanziaria

La sostenibilità non vive in un compartimento separato dalla strategia commerciale e finanziaria del club. Vive dentro quella strategia, e la influenza in modi molto concreti.

Sul piano commerciale, il profilo ESG del club è un argomento nelle trattative con gli sponsor, un elemento del pitch per attrarre nuovi partner, una componente della proposta di valore che il club porta sul mercato. Un ufficio commerciale che conosce il profilo ESG del proprio club e sa come comunicarlo ha strumenti di lavoro più potenti di uno che non lo conosce.

Sul piano finanziario, il rating ESG del club influenza le condizioni di accesso al credito e le valutazioni degli investitori. Un direttore finanziario che integra la gestione ESG nella pianificazione finanziaria può ottimizzare il costo del capitale e migliorare le condizioni delle operazioni straordinarie. Non è un dettaglio: in un settore con margini spesso sottili e gestione della liquidità critica, ogni punto di vantaggio sul costo del debito ha un impatto reale sul bilancio.

Sul piano della pianificazione strategica, il profilo ESG del club è un fattore che influenza le scelte di lungo periodo: dove investire, con chi fare partnership, come posizionare il brand nei mercati internazionali. I club che integrano l’ESG nella pianificazione strategica fanno scelte più coerenti e costruiscono un vantaggio competitivo più duraturo.

Gli standard di rendicontazione: scegliere il framework giusto

Una volta avviata la raccolta dei dati e definiti i KPI, il passo successivo è la rendicontazione formale. Scegliere il framework giusto non è una decisione tecnica secondaria: è una scelta strategica che determina la credibilità del percorso ESG agli occhi degli stakeholder più esigenti.

Il GRI, Global Reporting Initiative, è lo standard più diffuso al mondo per la rendicontazione di sostenibilità. È flessibile, ampiamente riconosciuto e applicabile a organizzazioni di qualsiasi dimensione e settore. Per un club che inizia il proprio percorso ESG, il GRI è spesso la scelta più pragmatica: permette di costruire una rendicontazione credibile senza richiedere una struttura organizzativa di grandi dimensioni.

Gli standard ESRS, European Sustainability Reporting Standards, sono il framework europeo introdotto dalla CSRD. Sono obbligatori solo per le grandi aziende soggette alla direttiva, ma rappresentano oggi il riferimento più avanzato in Europa. Un club che vuole posizionarsi come partner credibile per i grandi sponsor soggetti alla CSRD ha interesse ad allinearsi progressivamente agli ESRS, anche in assenza di un obbligo formale.

Il VSME, Voluntary Sustainability Reporting Standard for SMEs, è lo standard sviluppato da EFRAG specificamente per le organizzazioni di dimensioni minori che vogliono rendicontare in modo strutturato senza dover gestire la complessità degli standard pensati per le grandi imprese. Si tratta di uno standard di rendicontazione volontario: non comporta obblighi formali, ma offre un framework riconoscibile e strutturato. Per i club di medie dimensioni, è spesso il punto di ingresso più accessibile verso una rendicontazione formale riconoscibile.

La scelta del framework dipende dalle dimensioni del club, dalla maturità ESG raggiunta in quel momento, dalle aspettative degli stakeholder prioritari e dagli obiettivi di posizionamento nel medio periodo. Non esiste una risposta universale, ma esiste una risposta giusta per ogni club specifico.

La verifica esterna: perché conta e quando introdurla

Un bilancio di sostenibilità redatto secondo standard riconosciuti è già un passo significativo. Un bilancio verificato da una terza parte indipendente è un passo ulteriore, che aumenta notevolmente la credibilità del percorso ESG agli occhi degli stakeholder più esigenti.

La verifica esterna, chiamata anche assurance, è il processo attraverso cui un soggetto indipendente, tipicamente una società di revisione, esamina i dati e le metodologie del bilancio di sostenibilità e ne attesta la correttezza. Non è ancora obbligatoria per la maggior parte dei club, ma è sempre più richiesta dagli investitori istituzionali e dai grandi sponsor nelle trattative più significative.

Introdurre la verifica esterna non è necessario fin dal primo anno. Ma è un obiettivo da pianificare nella roadmap, perché il percorso che porta a una rendicontazione verificabile richiede tempo: richiede dati raccolti con metodologie precise, processi interni documentati e una struttura organizzativa che regge a un esame esterno. Prima si inizia a costruire quella struttura, prima si è pronti a fare quel passo.

Il ruolo della tecnologia nella gestione ESG

Raccogliere dati da decine di fonti diverse, consolidarli, calcolare gli indicatori, produrre report secondo standard internazionali: fatto manualmente, è un processo che richiede risorse significative e che è esposto a errori. La tecnologia cambia radicalmente questa equazione.

Esistono oggi piattaforme specificamente progettate per la gestione dei dati ESG che automatizzano la raccolta delle informazioni da sistemi diversi, calcolano automaticamente gli indicatori secondo i principali framework di rendicontazione, producono report strutturati in tempi molto più rapidi rispetto a un processo manuale e permettono di monitorare l’andamento dei KPI nel tempo con una semplicità che fino a pochi anni fa era impensabile.

Per un club di medie dimensioni, la tecnologia non è un lusso: è il modo più efficiente per rendere sostenibile, nel senso letterale del termine, il processo di gestione ESG. Senza tecnologia adeguata, il rischio è che il percorso ESG rimanga dipendente da uno o due persone chiave, senza una struttura che regge nel tempo e che scala con la crescita del club.

Costruire per durare

Un percorso ESG che funziona non si costruisce in sei mesi. Si costruisce nel tempo, con coerenza, con metodo e con la volontà di integrare la sostenibilità nel modo in cui il club pensa e decide, non solo nel modo in cui comunica.

I club che stanno costruendo i profili ESG più solidi non sono necessariamente quelli con le performance migliori oggi. Sono quelli che hanno iniziato prima, che hanno costruito sistemi di misurazione robusti, che hanno integrato i criteri ESG nella governance e nella strategia e che comunicano il proprio percorso con trasparenza e continuità.

Il vantaggio competitivo ESG non si compra. Si costruisce. E si costruisce adesso.