Euro2032: origine ed evoluzione strutturale degli stadi italiani in lizza per ospitare il torneo
C’è un sogno chiamato Euro2032. L’obiettivo è chiaro e accomuna diverse città dello stivale. Tra ingressi a sorpresa, le poche certezze al momento, e possibili eliminazioni davvero clamorose, la partita per ospitare l’atteso evento continentale è ancora aperta. Le scelte conclusive saranno a prescindere limitate per la presenza delle città turche chiamate in causa in questa assegnazione doppia della kermesse. Se infatti da un lato Roma, Milano, Torino e Firenze sembrano avvantaggiate, dall’altro incantevoli località come Napoli, Bari, Palermo e Cagliari potrebbero incontrare ostacoli in corso d’opera.
Roma e le sue tre meraviglie
La Capitale è il fulcro del Belpaese e senza ombra di dubbio rivestirà il consueto ruolo da grande protagonista anche nella kermesse continentale. Lo stadio Olimpico, nonostante i cronici difetti strutturali che non rendono perfetta la visione di una partita di calcio, rimane una garanzia sotto vari punti di vista e lo sarà anche nel 2032. La Città Eterna, però, potrebbe sfoderare altre due opzioni avveniristiche. Stiamo parlando della nuova casa della Roma a Pietralata e del progetto appena presentato ai media della Lazio di Claudio Lotito volto alla ristrutturazione del Flaminio. Dell’opera inseguita per anni e anni dal club giallorosso, la cui concretizzazione sembra giunta a dama, già si è detto molto. La novità più sorprendente, anche se la volontà dei vertici biancocelesti esisteva da tempo, riguarda l’altro impianto cittadino. Il Flaminio, che prende il nome dall’omonimo quartiere capitolino, ha ospitato dal 1959 eventi sportivi di vario genere. Su tutti calcio e rugby, ma anche numerosi concerti musicali.
Quando l’Olimpico fu momentaneamente inagibile per i lavori in vista di Italia90, il Flaminio fu cornice di emozionanti sfide che vedevano impegnate sia Roma che Lazio. Senza dimenticare le epoche della Lodigiani e dell’Atletico Roma in Serie C. Lotito sta facendo sul serio annunciando un investimento complessivo di circa 500 milioni di euro per un hub contemporaneo da 50mila posti. Il progetto è stato ufficialmente affidato allo studio Archea Associati con a capo l’architetto Casamonti e la speciale supervisione di Pierluigi Nervi (nipote del progettista iniziale).
La certezza di Torino con il gioiello dell’Allianz Stadium
In Piemonte sono già pronti. Nessun ostacolo, nessuna criticità, nessun patema. L’Allianz Stadium di Torino farà bella mostra della propria lucentezza per Euro2032 al 100%. Di fatto parliamo dell’unica struttura al momento sicura dello scettro di stadio ospitante del torneo. Rimesso a lucido nel 2011, nell’area precedentemente occupata dal “gelido” Delle Alpi, contiene un totale di 41689 posti a sedere con copertura a forma rettangolare. Uno stadio bello anche al suo interno capace di ospitare manifestazioni di vario genere come ad esempio il SFS25 nello scorso mese di novembre. Casa della Juventus, ha ospitato anche la finale di Europa League del 2014 tra Siviglia e Benfica vinta dagli spagnoli.
La creatura di proprietà del club bianconero cominciò a prendere pian piano forma a partire dal 1994. Dopo lunghi periodi caratterizzati da ostacoli burocratici, economico-finanziari e istituzionali, finalmente nel 2009 si è materializzata la partenza dei lavori. Oggi l’Allianz Stadium è uno stadio confortevole e che strizza l’occhio alla sostenibilità ecologica. Tra l’altro lo Stadium è ad un passo dal Centro Sportivo della Continassa e dal J-Medical, luoghi perfetti come supporto logistico delle selezioni che raggiungeranno il capoluogo piemontese.
Nuovo San Siro: quando l’unione fa la forza
Quella della Scala del calcio lombarda si è trasformata in una querelle dalla complessa risoluzione. Nei mesi scorsi, per fortuna, qualche sensibile passo avanti è stato compiuto con Inter e Milan che si sono dette disposte ad affrontare l’impresa architettonica unendo ragionevolmente le forze. A conferma delle intenzioni sono giunte forti e chiare le parole del Presidente dei rossoneri Scaroni a corredo di “Your Next Milano 2026”: “Costruiremo lo stadio più bello d’Europa. La zona di San Siro quando c’è una partita è un inferno, quando non c’è è una landa desolata. Noi vogliamo rendere l’area verde sempre visitabile. Ci saranno ristoranti, luoghi di ritrovo, bar, attività sportive: la zona farà onore alla città. Lo stadio rappresenta circa il 20% delle nostre entrate. Con un nuovo stadio, senza aumentare i prezzi dei biglietti ma solo con l’attività addizionale, contiamo di raddoppiare”.
Nel prossimo mese di maggio partiranno i primi interventi dedicati alle aree parcheggi, ad alcuni tornelli che verranno spostati e alle cancellate. Il binomio Diavolo-Biscione è destinato a scrivere la storia del calcio milanese e italiano nel nome dell’innovazione.

L’incognita del Dall’Ara di Bologna
La casa del Bologna FC 1909 sorge nel cuore del quartiere felsineo Porto-Saragozza, a poco più di 3 chilometri dal centro urbano della città emiliana, e vanta ad oggi una capienza di 36532 posti a sedere. Realizzato in piena epoca fascista, inaugurato nel 1927 con l’appellativo iniziale di Stadio Littoriale, sfodera un fascino storico inconfondibile ma al tempo stesso presenta tutte le crepe visibili e non di una struttura obsoleta. La prima pietra venne posata per volontà del gerarca Leandro Arpinati e l’esecuzione effettiva dei lavori è dovuta all’ingegner Costanzini e all’architetto Ulisse Arata. Nomi non casuali, perché la natura infrastrutturale dell’opera è rimasta quasi intatta nel corso delle epoche. Italia-Spagna fu il primo match giocato sul manto felsineo. Ovviamente negli anni non sono mancati interventi di riqualificazione. I Mondiali 1990 assegnati all’Italia furono l’occasione propizia per ammodernare lo stadio.
Spazio quindi ad una nuova copertura per i settori della tribuna centrale e laterale, al totale ripristino dell’impianto di illuminazione, all’aggiunta di ulteriori file di seggiolini, alla ritinteggiatura dei vari spazi e alla installazione di nuove uscite di sicurezza. Fu rimessa a lucido pure la pista di atletica, abitudine molto in voga in quel periodo. Nel 2020 i vertici del club rossoblu hanno presentato ufficialmente al Comune di Bologna un progetto di restyling ancora in attesa di una effettiva applicazione. L’obiettivo chiaramente è quello di porre in essere la totale copertura degli spalti, procedendo all’avvicinamento dei settori al terreno di gioco con il mantenimento della simbolica Torre di Maratona posizionata di fronte la tribuna centrale.
La pista raffreddata del San Nicola di Bari
L’astronave è una creatura figlia in tutto e per tutto del Mondiale 1990. Impianto mastodontico progettato da una star mondiale del settore come Renzo Piano, conta oltre 58mila posti di capienza. L’area interessata è quella sud-ovest di Bari in zona Carbonara-Santa Rita. L’intenzione originaria era di destinare il nuovo stadio al solo uso calcistico. Ciononostante il CONI ordinò l’aggiunta di una pista d’atletica a otto corsie. In sintesi: due anelli concentrici a pianta con forma ellittica simmetrica su entrambi gli assi. Ancora oggi si può notare la suddivisione della zona più elevata del secondo anello in 26 distinti settori distanziati di 8 metri da un’apertura nel vuoto (caso unico a livello internazionale).
Al termine dei lunghi lavori il costo complessivo toccò la considerevole cifra di 120 miliardi di lire. Lo stadio fu intitolato all’amato Santo cittadino e ospitò, oltre alla finalina per il terzo posto dei Mondiali tra Italia e Inghilterra, la finale di Coppa dei Campioni Stella Rossa-Marsiglia e i Giochi del Mediterraneo 1997. Un primo intervento di ristrutturazione fu obbligato dal totale danneggiamento della copertura nel settore ospiti, causato dalle insistenti raffiche di vento di maestrale registrare nel 2009. Solo nel 2012 la copertura venne ripristinata. Per assistere ad interventi corposi di miglioramento dello stato di salute della struttura bisognerà attendere fino al 2020 quando il Comune pugliese avvia il cantiere per la sostituzione di tutti i seggiolini in tribuna ovest, tribuna est e settore ospiti.
Da sottolineare anche la riqualificazione delle gradinate con annessa pulizia degli spazi. Stesso discorso per i seggiolini in curva sud e curva nord. Si è proceduto poi alla stesura di un nuovo manto erboso con sistema di irrigazione al passo con i tempi e nel rispetto delle disposizioni federali in materia. Nel giro di circa quattro anni il San Nicola è stato dotato di nuova tribuna stampa, di un contemporaneo impianto di illuminazione interna ed esterna, elevandolo agli standard richiesti per ospitare partite di Euro 2032. La pista si sta però apparentemente raffreddando per svariate motivazioni collegate alla volontà dei privati e allo spirito di reale iniziativa delle istituzioni.
Grandi aspettative per il Barbera 2.0
La casa per antonomasia del Palermo ha visto la luce nel lontano 1932 all’interno del suggestivo parco della Favorita nel capoluogo siciliano. Il progetto d’origine deve il merito all’architetto Giovan Battista Santangelo. Il match tra Palermo e Atalanta, valevole per il torneo di Serie B, fu la prima partita giocata nella storia dell’impianto. Lo scheletro strutturale è il medesimo dalla costruzione iniziale con successivi interventi di ristrutturazione completati soprattutto nell’arco della marcia di avvicinamento ai Mondiali italiani del 1990.
Significativo pure l’intervento completato nel 1948 con la soppressione della pista di atletica e la costruzione delle due curve. Nel maggio del 1952 la Nazionale italiana disputò la prima gara alla Favorita al cospetto della Svizzera. Il restyling del 1988 costò alle casse comunali, con Leoluca Orlando all’epoca Sindaco, 25 miliardi di lire. I lavori vennero purtroppo funestati dalla morte di cinque operai a causa di un crollo. Nel 2002 lo stadio venne ufficialmente intitolato alla memoria di Renzo Barbera, patron rosanero dal 1970 al 1980. Con il passare del tempo venne realizzato un nuovo settore ospiti da 2500 posti dotato di vetro protettivo e reti alte. La capienza complessiva attuale tocca quota 36215 spettatori. Rilevanti l’installazione di appositi tornelli nel 2006 e successivi interventi di abbellimento delle facciate esterne dell’impianto grazie anche ad opere di alcuni street artist locali.
La querelle Comune-De Laurentiis sul nuovo Maradona
Il caso di Napoli è tutto da analizzare. Il dibattito sull’attuale location che ospita le gare interne degli azzurri è più che mai aperto. Il Comune partenopeo, solo qualche giorno fa, ha presentato ai vertici della FIGC il progetto rifacimento dell’impianto di Fuorigrotta. Un’idea alquanto ambiziosa con l’eliminazione della pista di atletica e la realizzazione di un terzo anello, oltre a corposi lavori nella zona dei parcheggi. L’iniziativa posta in essere dal Sindaco Manfredi e dall’assessore competente in materia Edoardo Cosenza, però, non troverebbe un totale consenso da parte del patron del Napoli Aurelio De Laurentiis. L’imprenditore cinematografico, in cuor suo, sognerebbe la costruzione di uno stadio esclusivamente di proprietà del sodalizio azzurro nel caso anche in un’area diversa da quella odierna.
Il vecchio stadio San Paolo da decenni evidenzia uno stato di obsolescenza sotto gli occhi di tutti. La struttura venne edificata a cavallo tra gli anni ’40 e ’50 del secolo scorso e inaugurato il 6 dicembre 1959 in sostituzione del glorioso stadio del Vomero. La capienza originaria, senza copertura, era di 85012 posti. L’intervento di ristrutturazione più impattante venne eseguito per la disputa del Mondiale in Italia nel 1990. L’impianto infatti fu dotato di copertura completa degli spalti con annessa diminuzione dell’ospitalità in termini di spettatori. Dalla stagione agonistica 2005-20026, per motivi di sicurezza, è stato chiuso al pubblico il terzo anello esistente. In occasione poi dell’edizione delle Universiadi nel 2018 l’impianto venne sottoposto ad un nuovo restyling tramite l’installazione di seggiolini più confortevoli e fantasiosamente cromatici con le tipiche caratteristiche marittime del capoluogo campano. Ad oggi la capienza tocca quota 54.732.

Il progetto del Verona per il nuovo Bentegodi
Nella città di Romeo e Giulietta e della iconica Arena, cioè Verona, sorge dal 1963 il Marcantonio Bentegodi. L’impianto ovale a pianta ellittica è agibile oggi per un totale di 31045 posti con tre anelli interamente coperti, di cui però solo una parte agibile. In origine il costo per la realizzazione raggiunse il miliardo di lire. L’evento planetario di Italia 90 fornì allo stadio la copertura completa. Il primo match giocato al Bentegodi risale al 15 dicembre 1963 tra Verona e Venezia della Serie B. Lo stadio sorge in zona Piazzale Olimpia. La nuova proprietà gialloblu ha fatto partire un’operazione destinata a regalare alla città un impianto nuovo di zecca. “Hellas Verona FC – si legge nella nota ufficiale emessa nei mesi scorsi – è lieto di annunciare di aver avviato l’iter per lo sviluppo di un nuovo stadio dove è situato il Marcantonio Bentegodi.
Il Club, assieme a HV1903, LLC (società controllata interamente dalla proprietà del Club e costituita allo scopo di esplorare le opportunità di sviluppo del nuovo impianto), ha presentato lo stato di fattibilità del progetto presso gli uffici tecnici del Comune di Verona. Questo è il primo step di un lungo processo che vedrà fortemente impegnato il Club e la sua proprietà, Presidio Investors, accanto ai rappresentanti dell’amministrazione cittadina e del Governo”.
Le ambizioni di Cagliari e Salerno
In lizza per un possibile inserimento nella lista delle città ospitanti di Euro2032 troviamo la sorprendente Salerno, che dalla sua ha il vantaggio dell’iter dei lavori per il restyling dell’impianto già avviato partendo dalla demolizione e seguente ricostruzione della Curva Nord, e Cagliari. Il nuovo Arechi ritoccherebbe la quota di capienza portandola a 30mila spettatori. C’è poi Cagliari. In data 18 dicembre 2025 sul sito ufficiale del club sardo campeggiava questa news: “Nuovo stadio: presentato il piano economico-finanziario”. La società rossoblu, con la supervisione neutrale e indipendente della Unicredit, ha fornito le garanzie necessarie per dimostrare la coerenza economico-finanziaria dell’opera. Sarà uno stadio da 25mila posti, espandibili a 30mila, intitolato alla memoria di Gigi Riva e sorgerà nell’area dell’ex Sant’Elia in prossimità dell’attuale Unipol Domus. “L’iniziativa, promossa in project financing – recita il comunicato del Cagliari Calcio – prevede l’apporto di capitale privato, il ricorso a debito bancario e il contributo delle istituzioni”. Il settore pubblico offrirà un contributo di 50 milioni di euro.
