Articolo scritto da Enovation Conuslting
Dal razzismo contro i calciatori al pregiudizio verso le donne: come le organizzazioni sportive stanno cercando di affrontare un fenomeno in crescita.
Negli ultimi anni, con la diffusione capillare dei social media, i discorsi d’odio online sono diventati un problema sempre più preoccupante, in particolare nel mondo dello sport. Piattaforme digitali come Twitter, Instagram e TikTok hanno rivoluzionato il modo in cui i tifosi interagiscono con atleti ed eventi sportivi. Questi strumenti hanno contribuito ad avvicinare atleti e sostenitori, creando opportunità di connessione, ispirazione e interazione in tempo reale. Tuttavia, questa maggiore visibilità e accessibilità hanno anche aperto la porta a nuove e inquietanti forme di abuso verbale, odio e discriminazione.
Tra tutti gli sport, il calcio è probabilmente quello più esposto a tali abusi online. Con il suo enorme seguito globale e l’intenso coinvolgimento emotivo dei tifosi, il calcio diventa spesso un terreno fertile per i discorsi d’odio, soprattutto a seguito di partite decisive o decisioni controverse. Gli episodi di razzismo, sessismo e altre forme di discriminazione sono purtroppo frequenti e ben documentati.
Un esempio particolarmente significativo si è verificato dopo la finale di Euro 2020 tra Italia e Inghilterra, quando, a seguito della sconfitta dell’Inghilterra ai rigori, giocatori come Marcus Rashford, Jadon Sancho e Bukayo Saka furono presi di mira con una valanga di attacchi razzisti sui social media. Questi episodi scatenarono sdegno diffuso e portarono l’attenzione internazionale sul clima tossico che può prosperare online.
Tuttavia, l’odio online nel calcio non si limita al razzismo: le donne coinvolte nel calcio continuano a subire un sessismo pervasivo. I commenti online spesso ridicolizzano la loro presenza nello sport, rafforzando stereotipi dannosi che suggeriscono che il calcio sia un dominio “solo maschile”. Nonostante la crescita e la crescente popolarità, il calcio femminile viene ancora frequentemente delegittimato, con giocatrici oggetto di confronti denigratori e commenti irrispettosi.
La portata del problema è cresciuta parallelamente all’espansione dell’impronta digitale dello sport professionistico. Di conseguenza, la consapevolezza e la preoccupazione sono aumentate, spingendo all’azione varie istituzioni e organismi di governo come FIFA e UEFA, entrambi consapevoli dei gravi danni causati dagli abusi online e già impegnati nell’attuazione di misure concrete per affrontarli.
Secondo i dati UEFA:
1) Il 74% dei discorsi d’odio online nel calcio prende di mira i giocatori.
2) Le altre vittime includono arbitri (14%), squadre (7%) e allenatori (4%).
3) Mentre la maggior parte degli insulti (94%) è rivolta a bersagli generici, il 4,5% è a sfondo razziale e l’1,5% riguarda l’orientamento sessuale.

Queste cifre mostrano la portata estesa dell’odio online nello sport, così come le specifiche vulnerabilità affrontate da determinati gruppi. Attualmente, diverse organizzazioni e coalizioni stanno lavorando a strategie per limitare e prevenire i discorsi d’odio online nello sport. In particolare nel calcio, UEFA e FIFA hanno assunto un ruolo di primo piano.
Durante le recenti competizioni internazionali, incluso Euro 2024, entrambe le organizzazioni hanno ribadito il loro impegno nella lotta contro gli abusi online. Una delle iniziative più promettenti è il Social Media Protection Service (SMPS) della FIFA.
1) Questo sistema è progettato per monitorare, moderare e segnalare in tempo reale i contenuti offensivi.
2) Grazie all’uso di intelligenza artificiale e a un team di moderatori, l’SMPS può identificare messaggi offensivi o minacciosi diretti a giocatori, allenatori, arbitri e staff, spesso prima che diventino ampiamente visibili.
3) In un passo importante, la FIFA ha esteso questo servizio a tutte le 211 federazioni affiliate, segnalando un approccio globale alla protezione dei protagonisti del calcio.
Oltre agli sforzi istituzionali, anche le piattaforme social devono assumere un ruolo più incisivo nell’applicare le regole delle comunità e nel migliorare la rapidità di risposta ai contenuti dannosi. Troppo spesso, i messaggi offensivi rimangono online per ore o addirittura giorni, amplificandone l’impatto. Migliori algoritmi, moderazione dei contenuti e meccanismi di segnalazione più accessibili sono strumenti essenziali nella lotta contro l’odio online.
Un altro aspetto cruciale è l’educazione. Campagne di alfabetizzazione digitale rivolte a giovani tifosi, atleti e creatori di contenuti possono contribuire a promuovere una cultura del rispetto e della responsabilità. Insegnare agli utenti l’impatto reale degli abusi online, le conseguenze legali dei discorsi d’odio e l’importanza dell’empatia e dell’inclusione può favorire un ambiente digitale più sano.
Campagne come #NoRoomForRacism e #StopOnlineAbuse hanno già iniziato a sensibilizzare l’opinione pubblica, ma servono sforzi più consistenti e diffusi.
I discorsi d’odio online nello sport sono una realtà che non può più essere ignorata. Proteggere atleti, arbitri e professionisti dagli abusi digitali non è solo responsabilità delle organizzazioni sportive, ma della società nel suo complesso.
Governi, aziende di social media, tifosi e opinione pubblica hanno tutti un ruolo da svolgere. Sebbene la sfida sia complessa e articolata, i progressi sono possibili. Attraverso azioni coordinate, tecnologie avanzate e un impegno per l’educazione e l’inclusione, possiamo lavorare per un futuro in cui gli spazi digitali legati allo sport siano sicuri, rispettosi e accoglienti per tutti.
Discorsi d’odio online nello sport: una sfida sempre più urgente
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