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Moda e calcio: quando i mondi iniziano a mescolarsi

Le maglie delle squadre sono sempre più elemento fashion: il Block Core è solo uno degli esempi di come i due settori stanno lavorando insieme sempre più frequentemente I crossover fra moda e calcio sono sempre più frequenti e convincono sempre più tifosi e appassionati. Il connubio fra il settore del fashion e quello dello sport più seguito al mondo è diventato di anno in anno sempre più evidente. Il minimo comune denominatore sono le maglie dei club, ma anche felpe e pre-match kit. È diventato abbastanza usuale, infatti, vedere giovani (e meno giovani) andare in giro con le jersey della propria squadra o, più in generale, una divisa o un capo d’abbigliamento che ne rispetti i gusti calcistici.


Proprio su questo punto il discorso si sta facendo molto interessante. Le società e gli sponsor tecnici sono sempre più impegnati nella creazione di maglie e indumenti che possano, oltre a fungere da materiale tecnico per i giocatori nelle partite ufficiali, essere anche dei capi d’abbigliamento apprezzati in ambito extracalcistico.


La volontà è quella di diventare pop, andando ad abbracciare un mercato più ampio della propria tifoseria. Un esempio lampante di ciò arriva da Venezia, che da anni lavora in maniera molto positiva in tal senso.


Sin dai tempi di Nike ma soprattutto dallo sbarco di Kappa in Laguna, il club arancioneverde ha preso contezza di quanto possano essere affascinanti i propri colori sociali e di quanto mercato possano avere dei prodotti ben fatti. Gli arancioneroverdi hanno iniziato a sfornare maglie dal design sempre più curato, riuscendo a ritagliarsi un ruolo di incredibile rilievo, nonostante la società militi attualmente in Serie B. E neanche la retrocessione in cadetteria del 2021 ha scalfito il successo delle jersey dei veneti, vendute non solo ai tifosi del Venezia,
ma apprezzate in Italia e in Europa al punto che, spesso, gli stock vengono esauriti rapidamente.


Ma ad approcciarsi al mondo del calcio, in questo modo, sono anche modelli, modelle e influencer. Solo qualche giorno fa, Chiara Ferragni ha sfoggiato una maglia del Borussia Dortmund su Instagram, generando grande curiosità. Non è un fenomeno isolato, come detto, ma una logica conseguenza di anni di lavoro da parte dei responsabili del marketing dei club e delle aziende che producono materiale sportivo.


La tendenza in questione è stata definita dai più giovani come Bloke Core, ovvero la decisione di comporre il proprio look con maglia da calcio, jeans bootcut e scarpe sportive. Non è la prima volta che personaggi noti, spesso donne, la seguono: la stessa Ferragni in passato è stata vista con la maglia della Nazionale o Emily Ratajkowki con quella del Napoli.

I club le vogliono affermare sempre più come capo d’abbigliamento che trascenda lo sport, con un conseguente aumento per la visibilità del marchio. Non si tratta più di fare “solo” calcio, di rivolgersi a quella che definiremmo nicchia ma che nicchia non è; si tratta di disegnare capi d’abbigliamento, adatti tanto a vestire i calciatori quanto un ragazzo o una ragazza che decidono di andare a fare un giro in centro città. La differenza è sostanziale e si sublima anche nell’aumento, che definiamo eccessivo, del costo d’acquisto di queste divise: anni fa si attestava sui 70-80 euro, oggi la media è lanciata verso i 100 euro a maglia, euro più, euro meno.


Lo switch sarà sempre più forte. Se già il mercato e il design delle maglie sembrano proprio andare in una direzione molto più legata al consumo più urban che sport, nei prossimi anni l’impressione è che tale trend possa amplificarsi e, perché no, arrivare anche a vette più importanti. Anche il ruolo delle azienda sta cambiando: dalla figura di sponsor tecnico ci si sta evolvendo sempre più verso quella di vero e proprio brand. Nike, adidas, Puma, per citare le tre più importanti al mondo, fanno tendenza lì dove Gucci e Prada non possono: il campo da calcio. Il rovescio della medaglia, per certi versi, è paradossale, perchè è sempre meno frequente trovare qualcuno che, nelle partitelle amatoriali, decida di indossare un capo, diciamolo
pure, così costoso. Si può strappare, si può rovinare, può perdere quell’aura di perfezione che vorremmo conservasse in perpetuo.

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