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“Inside Sustainable Leagues” è un percorso editoriale per analizzare come alcune delle principali leghe calcistiche stanno strutturando la sostenibilità, tra modelli, attivazioni e strumenti. Il secondo appuntamento è dedicato alle fondazioni

Dopo aver osservato come alcune leghe stanno strutturando la sostenibilità a livello di governance, il secondo contributo di questa rubrica si concentra sulle strutture operative attraverso cui questi temi vengono attivati, coordinati e sviluppati nel tempo.

Negli anni, accanto alla definizione di strategie e framework condivisi, diverse leghe hanno scelto di strutturare il proprio impegno sociale attraverso fondazioni dedicate. Strumenti che, con ruoli e livelli di integrazione differenti, permettono di coordinare iniziative, supportare i club e sviluppare attività continuative legate al rapporto tra calcio e comunità.

Oltre ad essere semplici contenitori progettuali, queste strutture stanno assumendo un ruolo sempre più centrale nell’ecosistema di alcune leghe. Permettono, infatti, di promuovere un impegno continuativo, ma contribuiscono anche a creare connessioni, condividere competenze, promuovere formazione e costruire modelli comuni tra realtà molto diverse tra loro.

Anche in questo caso, i modelli non sono uniformi. Cambiano il ruolo di questi veicoli, il rapporto con i club e il modo in cui le leghe scelgono di organizzare e sviluppare il proprio impatto sociale. Esperienze diverse, insomma, che messe a confronto fanno emergere alcune delle principali traiettorie oggi presenti nel panorama internazionale.

Spagna: Fundación LaLigacome piattaforma operativa

Il nostro viaggio parte con il caso della Spagna, dove la Fundación LaLiga rappresenta un esempio interessante di come una lega possa dotarsi di una struttura operativa autonoma per coordinare, sviluppare e promuovere il proprio impegno sociale, sia a livello nazionale che internazionale.

La fondazione sembra infatti muoversi come una piattaforma con una propria identità e una traiettoria operativa ben definita, integrata nella visione complessiva della lega ma capace di sviluppare programmi, partnership e attività in maniera continuativa.

Da un lato, il lavoro della Fundación si sviluppa all’interno del contesto spagnolo attraverso iniziative educative e sociali che coinvolgono anche club, fondazioni e comunità locali. In diversi casi, le società appaiono come beneficiarie o partecipanti, mentre in altri sembrano inserirsi parte in un movimento più ampio coordinato dalla Liga, che utilizza la fondazione per mettere in connessione esperienze, metodologie e progettualità condivise.

Consultando i canali ufficiali emerge però anche una dimensione internazionale abbastanza marcata. Le attività promosse in contesti come Ghana, Marocco, Camerun o nei campi rifugiati in Giordania mostrano infatti come la Fundación LaLiga accompagni la presenza globale del campionato attraverso programmi socioeducativi e sportivi, contribuendo a costruire una forma di presenza internazionale che passa anche dall’impatto sociale.

Accanto alle attività operative, la fondazione ha inoltre sviluppato programmi come “Fair Play Social” ed “Environmental Fair Play”, orientati alla diffusione di competenze e pratiche condivise tra i club. Un approccio che rafforza l’idea della fondazione non solo come strumento di attivazione, ma anche come spazio di accompagnamento culturale e metodologico per l’intero sistema, pienamente in linea con la sua mission.

Portogallo: Fundação do Futebol come braccio benefico

Nel caso portoghese, la Fundação do Futebol – Liga Portugal offre l’esempio di una struttura che si configura in modo più marcatamente operativo e centralizzato rispetto, ad esempio, ai “cugini” spagnoli. Pur condividendo con la Fundación LaLiga una chiara identità istituzionale e diversi ambiti di intervento (peraltro ben comunicati), il suo funzionamento sembra orientarsi maggiormente verso un ruolo di attore principale e diretto delle attività sociali e comunitarie promosse dalla lega.

La fondazione sviluppa infatti un insieme abbastanza vario di progetti che spaziano dall’inclusione sociale alla promozione della salute, passando per iniziative educative, di comunità e persino quelle di sensibilizzazione ambientale, presidiando quindi la sostenibilità in numerose declinazioni. Un elemento distintivo è la forte presenza comunicativa e la capacità di attivare progettualità proprie, spesso legate anche al calendario o a momenti simbolici della stagione, rafforzando così la visibilità del tema all’interno del sistema calcio.

Accanto a questo, il rapporto con i club appare meno orientato alla co-progettazione e più alla partecipazione e alla richiesta di supporto di quest’ultimi ad iniziative promosse a livello centrale. I club risultano presenti e coinvolti nelle attività, anche sostenuti e celebrati attraverso una lodevole iniziativa che mensilmente premia gli sforzi sociali delle varie società, ma con un ruolo che sembra principalmente di adesione e rappresentanza.

Insomma, la fondazione si configura come un vero e proprio braccio operativo solidale della lega, capace di garantire continuità, presenza pubblica e attivazione diretta sui temi sociali e ambientali, con un approccio fortemente coordinato e riconoscibile a livello nazionale.

Inghilterra: la Premier League Foundation è il modello da seguire?

Nel panorama delle strutture legate alla sostenibilità nel calcio, il caso della Premier League Foundation rappresenta probabilmente l’esempio più evoluto e consolidato. La recente evoluzione dalla Premier League Charitable Fund alla nuova Fondazione segna infatti non solo un cambiamento nominale, ma il consolidamento di un sistema che da oltre 15 anni opera come infrastruttura centrale dell’impegno sociale del calcio inglese.

A differenza di altri modelli, qui la fondazione si configura come un organismo pienamente integrato nel funzionamento della lega, capace di agire contemporaneamente come promotore, coordinatore, finanziatore e facilitatore di programmi su larga scala. Il suo ruolo non si limita a sostenere iniziative esistenti, ma contribuisce a strutturarle, renderle continuative e metterle a sistema attraverso un approccio che combina supporto metodologico e risorse economiche.

Programmi come Primary Stars, Kicks o Inspires rappresentano in questo senso la dimensione più concreta di un modello che punta sulla presenza quotidiana nei territori grazie soprattutto all’incessante lavoro delle società, tutte a loro volta dotate di un proprio veicolo benefico. L’impatto non è solo legato a singole campagne, ma a una rete di interventi costanti che coinvolge bambini, giovani, anziani e comunità lungo tutto il paese.

Accanto alla dimensione programmatica, si sviluppa anche un percorso comunicativo orientato alla valorizzazione del lavoro dei club e delle iniziative condivise, contribuendo a rafforzare un’identità comune e riconoscibile. La fondazione è quindi, a tutti gli effetti, uno spazio di connessione tra livelli diversi del sistema calcio, dai club di Premier fino alle categorie inferiori, che spesso condividono modelli simili di intervento sociale, e dove le rispettive società sono anch’esse sostenuto dalla fondazione della lega principale.

Insomma, la Premier League Foundation appare come un vero e proprio motore culturale e strutturale del calcio inglese, erede diretto di una tradizione di quel “Football in the Community”, già citato nel primo appuntamento di questa rubrica, che ha reso questo approccio parte integrante dell’identità del movimento calcistico oltremanica.

Italia (e non solo): traiettorie diverse e culture del sistema

Chiudiamo il cerchio con il caso italiano, interessante perché propone uno scenario diverso rispetto ai modelli osservati fin qui. Iniziamo con il dire che la Serie A non dispone oggi di una fondazione di lega dedicata, situazione peraltro condivisa anche da altri campionati europei di rilievo come Francia, Belgio o Olanda. Più che un’eccezione, si tratta di una dimostrazione delle diverse traiettorie attraverso cui il tema della sostenibilità ha iniziato a svilupparsi all’interno dei vari paesi.

Per capire questa differenza dobbiamo forse tornare a guardare a quei campionati che invece hanno scelto di strutturarsi attraverso fondazioni dedicate, dove emerge come queste realtà siano spesso legate a contesti culturali, organizzativi e storici molto specifici. In Inghilterra, ad esempio, il modello delle club charities nel calcio si inserisce in un ecosistema del terzo settore storicamente molto sviluppato. In Germania — caso non approfondito nel dettaglio ma comunque significativo attraverso l’esperienza della DFL Stiftung — il forte radicamento territoriale e associativo dei club ha favorito la crescita di strumenti stabili e integrati di intervento sociale. In Spagna, invece, la Fundación LaLiga sembra rispondere soprattutto a una logica di coordinamento strategico e costruzione di una piattaforma comune capace di accompagnare la dimensione sempre più internazionale della lega, con un percorso che avanti da oltre 30 anni.

Nel contesto italiano, al contrario, il rapporto tra calcio e impatto sociale si è sviluppato storicamente in forme più distribuite e meno strutturate attraverso enti autonomi. Pur con un terzo settore molto forte, sono ancora pochi i club dotati di una propria fondazione, mentre il tema tende a svilupparsi soprattutto attraverso iniziative dei singoli club o l’input strategico della lega.

Insomma, il confronto tra questi modelli sembra quindi suggerire una riflessione più ampia: la sostenibilità non si struttura ovunque allo stesso modo, ma tende a prendere forma in relazione alle caratteristiche del sistema in cui si sviluppa. Il punto centrale, alla fine, deve rimanere sempre lo stesso: costruire nel tempo forme stabili di coordinamento, continuità e collaborazione capaci di rendere questi temi parte integrante dell’evoluzione del calcio contemporaneo.

Rubrica a cura di Community Soccer Report, piattaforma che racconta, analizza e attiva la sostenibilità nel calcio italiano.

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