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Il futuro del calcio italiano passa inevitabilmente dai piedi, dalla testa e dal valore dei suoi giovani. Proprio su questo pilastro strategico si è accesa la discussione a Coverciano, la “casa” del nostro calcio, dove la Lega Serie B – in collaborazione con il Social Football Summit – ha organizzato un convegno di altissimo profilo: ‘L’Importanza del capitale umano nel calcio: il ruolo del vivaio come leva di sviluppo e sostenibilità’.

Una giornata interamente dedicata alle Academy e agli addetti ai lavori dei settori giovanili, strutturata in tre panel tematici con i massimi esperti del settore, che ha fatto da perfetto preludio alla finale pomeridiana di Supercoppa Primavera 2 tra Como ed Empoli.

Ad aprire i lavori, portando i saluti della FIGC, è stato Mario Beretta (responsabile del Settore tecnico federale), che ha lanciato un monito chiaro: rimettere i ragazzi al centro dei progetti e puntare su un costante aggiornamento degli allenatori dei vivai. Un benvenuto sottolineato anche da Maurizio Francini (responsabile del Centro tecnico di Coverciano), che ha ricordato il ruolo d’avanguardia internazionale della struttura, e dal Segretario generale della Lega B, Gabriele Nicolella, che ha ringraziato i club per la massiccia e proficua partecipazione.

I club di B e la scommessa (vinta) sul territorio

Il primo tavolo di discussione, ‘Il ruolo della Serie B nello sviluppo dei giovani talenti’, ha messo a confronto le “best practice” delle società della seconda divisione. I dati presentati da Fabio Guadagnini (direttore dell’Area Comunicazione e Marketing di Lega B) parlano chiaro e fotografano una precisa identità: il 72% dei calciatori del campionato è italiano, sono stati utilizzati ben 139 Under 21 (di cui il 78% italiani) e la quota complessiva di Under 23 sul campo tocca il 24%. “La dimostrazione di una visione comune e di un contributo concreto della B all’intero sistema calcio”, ha spiegato Guadagnini.

Spazio poi alle testimonianze sul campo. Federico Bargagna (responsabile settore giovanile dell’Empoli) ha evidenziato l’importanza del fattore societario: “Siamo fortunati ad avere una proprietà vicina che crede costantemente nel progetto tecnico, garantendoci condizioni di lavoro ideali”. Sul valore del territorio e del senso di appartenenza si è espresso Davide Succi (Cesena): “Una realtà particolare: ben dieci ragazzi della Primavera 1, autrice di un’ottima stagione, provengono dalla nostra attività di base”. Infine, Alessandro Frara (Frosinone) ha portato l’esempio tangibile della prima squadra: “Quest’anno abbiamo avuto due ragazzi cresciuti nel vivaio fin dai Giovanissimi inseriti in pianta stabile. Un bambino di Frosinone sogna la nostra maglia e questo crea un vantaggio enorme in termini di identità. Il DS Castagnini sta proseguendo con forza su questa via”.

La filiera delle Nazionali e il “diritto all’errore”

Il secondo panel, intitolato ‘Il futuro del talento italiano: visione, regole e sviluppo’, ha focalizzato l’attenzione sulle selezioni azzurre, reduci da anni di grandi successi. Andrea Barzagli, assistente tecnico dell’Under 21, ha promosso a pieni voti il livello della seconda divisione: “Seguendo il progetto dell’Under 21 mi sono confrontato con molti ragazzi di B: la qualità è altissima. Crescono in modo esponenziale nel giro di pochi mesi. Dobbiamo seguirli passo dopo passo: facciamoli sbagliare, ma facciamoli crescere”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Massimiliano Favo, CT dell’Under 18: “Serve più coraggio. I giocatori bravi ci sono e hanno il diritto di commettere errori. Il nostro compito è responsabilizzarli e dare loro consapevolezza”. Luigi Milani (supervisore Progetto Under 14) ha invece spostato il focus sullo scouting e l’educazione: “Per l’attività di base servono talenti che sappiano scovare altri talenti, ed educatori capaci di trasmettere la gioia del gioco. Evitiamo giudizi definitivi e valorizziamo le qualità uniche di ogni ragazzo”. A certificare il legame tra B e Nazionali, Guadagnini ha ricordato un altro dato: ben 43 i giocatori di Serie B convocati nelle varie selezioni dall’U18 all’U21.

Il benchmark europeo e la cultura del tempo

Il terzo blocco di lavori, ‘Modelli a confronto, best practice europee’, ha allargato lo sguardo allo scenario internazionale. I numeri, anche qui, premiano la Serie BKT: il campionato porta in dote il 13% del minutaggio complessivo degli Under 21, contro l’8,3% delle grandi leghe europee e l’11,35% delle rispettive seconde divisioni. “Quasi il doppio rispetto all’Europa. La base c’è”, ha commentato Guadagnini.

Pasquale Sensibile (DS del Kas Eupen ed ex PSG) ha offerto una lucida analisi critica: “Questi dati smentiscono la narrazione comune. Il talento in Italia c’è e ci sarà sempre, ma fatichiamo nell’accompagnamento finale verso i grandi livelli. Manca coraggio e serve ordine nell’ecosistema calcio, dove ognuno nei club dovrebbe rispettare il proprio ruolo”. Per Antonio Tramontano (Italian Market Scout del West Ham) il segreto sta nell’equilibrio: “Siamo fortatissimi nella tattica e nella cura dei dettagli, ma all’estero dobbiamo rubare l’abilità di esaltare il talento attraverso la stabilità della rosa. Un ambiente stabile è il terreno fertile per far realizzare un giovane”. Sensibile ha poi concluso con un messaggio diretto ai media: “Dobbiamo concedere il tempo di imparare, e lo dico anche a chi il calcio lo racconta”.

Le conclusioni del Presidente Bedin: “I giovani sono il nostro futuro

A chiudere il workshop sono state le parole del Presidente della Lega B, Paolo Bedin, che ha tracciato la rotta strategica della Lega: “Una Lega ha anche un dovere formativo verso i club su temi cruciali come la valorizzazione dei giovani. Il talento italiano non è un’opinione, lo dicono i fatti: se è vero che la Nazionale maggiore salterà il terzo Mondiale, le giovanili negli ultimi 4 anni sono state campioni d’Europa U17 e U19, finaliste mondiali U20 e terze al mondo con l’U18. Il problema semmai è l’accompagnamento ai massimi livelli”.

Bedin ha poi rivendicato le riforme concrete attuate dalla Lega B: innalzamento del minutaggio minimo per accedere ai contributi, bonus triplicato per i ragazzi fatti in casa e progressivo abbassamento della lista “over”.

“Dobbiamo ragionare in termini di filiera: ogni categoria ha un ruolo preciso nella casa della FIGC. Investire nei giovani è fondamentale perché rappresenta il reparto di ‘Ricerca & Sviluppo’ della nostra football industry. Il giovane talento fa bene al bilancio, aumenta il valore patrimoniale del club, migliora l’aspetto tecnico – come dimostrato dal Frosinone – e aiuta la Nazionale ad avere più scelta. Per i nostri club non esiste un’altra strada”.

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