Quando si parla di ESG nel calcio, la prima reazione è spesso la stessa: è un tema per le grandi multinazionali, non per i club sportivi. Oppure: è una questione di immagine, non di business. Entrambe le posizioni sono comprensibili, soprattutto per chi non ha ancora avuto modo di confrontarsi concretamente con quello che sta succedendo nel mercato. Ma i fatti raccontano una storia diversa, e vale la pena conoscerla.
ESG significa Environmental, Social, Governance. Tre dimensioni che misurano quanto un’organizzazione è sostenibile: nel suo impatto sull’ambiente, nel suo rapporto con le persone e nella qualità della sua gestione interna. Nel calcio, queste tre dimensioni si traducono in criteri concreti che tre soggetti fondamentali, la UEFA, gli sponsor globali e gli investitori istituzionali, utilizzano già oggi per valutare, selezionare e finanziare le società calcistiche. Capire come funziona questo meccanismo è il primo passo per trasformare la sostenibilità da obbligo percepito a vantaggio reale.
Cosa sono i criteri ESG e perché riguardano anche i club di calcio
Prima di entrare nel merito delle singole dinamiche, vale la pena chiarire cosa si intende concretamente quando si parla di ESG applicato a una società sportiva.
La dimensione ambientale, la E di Environmental, riguarda tutto ciò che un club fa, o non fa, in relazione al proprio impatto sull’ambiente. Non si tratta solo di pannelli solari o di raccolta differenziata nello stadio. Si tratta di misurare le emissioni di CO2 legate alle attività sportive, dalle partite alle trasferte, di valutare l’efficienza energetica degli impianti, di analizzare la sostenibilità della filiera dei fornitori, dalla produzione delle divise ai servizi di catering. È un perimetro molto più ampio di quanto si pensi, e richiede strumenti di misurazione precisi.
La dimensione sociale, la S di Social, riguarda il rapporto di un club con le persone. I dipendenti, i calciatori, i collaboratori, i tifosi, la comunità locale. Include le politiche di inclusione e diversità, i programmi sociali rivolti al territorio, la gestione dei diritti dei lavoratori lungo tutta la catena del valore. Un club che genera valore sociale documentabile e misurabile costruisce un tipo di credibilità che va molto oltre la vittoria di un trofeo.
La dimensione di governance, la G di Governance, riguarda come un club è gestito. La trasparenza dei processi decisionali, la composizione e il funzionamento del consiglio di amministrazione, i meccanismi di controllo interno, la gestione dei conflitti di interesse, la qualità della rendicontazione verso gli stakeholder. Una governance solida non è solo una questione etica: è una variabile che incide direttamente sulla valutazione di un club da parte di investitori e istituti di credito.
Queste tre dimensioni non sono separate. Si influenzano reciprocamente e, insieme, costruiscono il profilo ESG di un’organizzazione. Un profilo che, nel calcio del 2026, viene letto e valutato da soggetti molto precisi, con conseguenze molto concrete.
Cosa chiede la UEFA alle società calcistiche in materia di sostenibilità
La UEFA ha inserito la sostenibilità nella propria agenda strategica con effetti pratici sui regolamenti. Le Football Sustainability Regulations hanno introdotto criteri ESG nel quadro del fair play finanziario, con conseguenze dirette sui processi di licensing per le competizioni europee. In termini concreti, questo significa che per partecipare alle coppe europee e per essere valutati positivamente dalla UEFA, i club devono dimostrare un impegno misurabile e documentato sulla sostenibilità.
Il punto chiave è la parola “documentato”. Non basta avere buone intenzioni, non basta comunicare qualche iniziativa green sui social, non basta avere una fondazione che fa beneficenza. Serve un sistema strutturato di misurazione, serve rendicontazione basata su standard riconosciuti a livello internazionale, servono dati verificabili. La UEFA non chiede dichiarazioni. Chiede prove.
Per un club con ambizioni europee, questo non è un dettaglio da delegare all’ufficio comunicazione. È una componente della strategia complessiva, al pari della gestione finanziaria e della pianificazione sportiva. E, cosa importante, i requisiti UEFA in materia di sostenibilità non riguardano solo i club che partecipano abitualmente alle competizioni europee. Si estendono progressivamente a tutti i livelli del calcio europeo organizzato, toccando anche le società di primo e secondo livello nei campionati nazionali.
Perché gli sponsor globali controllano il profilo ESG di un club prima di firmare
Per capire perché gli sponsor globali guardano all’ESG prima di firmare un contratto di sponsorizzazione, bisogna capire il contesto normativo in cui operano. La Corporate Sustainability Reporting Directive obbliga le grandi aziende, quelle che superano determinate soglie dimensionali, a rendicontare le proprie performance ESG a partire dai dati 2027. Queste aziende devono quindi rendere conto in modo strutturato e verificabile del proprio profilo di sostenibilità, e questo cambia il modo in cui valutano i partner con cui si associano pubblicamente.
Questo significa che quando un grande sponsor valuta una sponsorizzazione calcistica, non guarda solo la visibilità offerta, il numero di tifosi, la presenza nei mercati internazionali, la forza del brand sportivo. Guarda anche il profilo ESG del club, perché associarsi a un partner senza credenziali ESG documentate può pesare negativamente sulla propria rendicontazione verso investitori e autorità di vigilanza, oltre che esporre il brand a un rischio reputazionale significativo.
Il risultato pratico di questo meccanismo è che nei capitolati per le sponsorizzazioni di fascia alta stanno comparendo clausole ESG vincolanti. Un club con un rating ESG riconosciuto e un bilancio di sostenibilità aggiornato è, a parità di altre condizioni, un partner più attrattivo. Non perché lo sponsor sia più sensibile ai temi ambientali rispetto al passato, ma perché un club con un profilo ESG solido risolve un problema di compliance che altrimenti lo sponsor dovrebbe gestire in altro modo.
C’è poi una dimensione commerciale ulteriore che vale la pena considerare. I grandi sponsor non cercano solo partner conformi. Cercano partner con cui costruire storie credibili da raccontare. Un club con un percorso ESG autentico e comunicabile diventa una piattaforma narrativa attraverso cui il brand sponsor può raggiungere milioni di tifosi e dimostrare concretamente i propri valori. Questo tipo di partnership ha un valore che va oltre il logo sulla maglia, e si traduce nel tempo in rinnovi più solidi e budget più significativi.
Come ragionano gli investitori istituzionali quando valutano una società calcistica
Per chi non è familiare con il mondo della finanza istituzionale, può sembrare sorprendente che un fondo di investimento faccia una due diligence ESG prima di acquistare una quota di un club di calcio. In realtà, è esattamente quello che ci si dovrebbe aspettare, perché i fondi che oggi entrano nel calcio europeo non sono diversi da quelli che investono in qualsiasi altro settore industriale. Portano con sé le stesse pratiche, gli stessi obblighi verso i propri investitori, gli stessi framework di valutazione del rischio.
I grandi fondi internazionali che si sono affacciati sul calcio europeo negli ultimi anni operano all’interno di framework ESG obbligatori, imposti dai loro stessi investitori istituzionali a monte: fondi pensione, compagnie assicurative, fondazioni bancarie che gestiscono capitali enormi e che hanno adottato policy ESG stringenti. Prima di investire in un club, questi fondi analizzano il profilo di sostenibilità dell’organizzazione: governance, impatto ambientale, politiche sociali. Tutto viene esaminato e pesato nella valutazione finale.
Un club con documentazione ESG strutturata presenta un profilo di rischio più basso e una governance più trasparente. In termini pratici, questo significa una valutazione più alta, condizioni di investimento migliori, trattative più fluide. Un club senza documentazione ESG presenta invece un profilo di rischio meno definito, che si traduce in una valutazione più prudente o, nei casi peggiori, in un’operazione che non si chiude.
Lo stesso principio vale per il credito bancario. Le banche europee, in linea con le indicazioni della BCE e della normativa EBA, stanno integrando progressivamente i criteri ESG nei loro modelli di valutazione del rischio. Un club con un rating ESG solido accede al credito con condizioni più favorevoli: tassi migliori, istruttorie più rapide, rapporti più solidi con il sistema bancario nel lungo periodo. In un settore dove la gestione della liquidità è spesso cruciale, questa differenza ha un peso reale nel bilancio di fine anno.
Da dove si inizia: il percorso ESG per una società calcistica
La buona notizia è che avviare un percorso ESG strutturato non richiede di stravolgere l’intera organizzazione dall’oggi al domani. Si parte dalla misurazione: capire qual è il punto di partenza, quali sono le aree di forza e quelle di miglioramento, quali sono i rischi ESG più rilevanti per quella specifica realtà. Questa fase si chiama analisi di doppia materialità: da un lato si valuta l’impatto del club sull’ambiente e sulla società, dall’altro si analizza come i fattori ESG influenzano il business del club stesso. È il fondamento su cui si costruisce tutto il resto.
A partire da questa analisi si definisce una roadmap con obiettivi concreti, indicatori misurabili e scadenze realistiche. Si avvia la rendicontazione secondo standard internazionali riconosciuti, come il GRI o gli standard ESRS. Questi standard, pur essendo obbligatori solo per le grandi aziende soggette alla CSRD, rappresentano oggi il riferimento più credibile anche per le società di dimensioni medie che vogliono costruire un profilo ESG solido e comunicabile. Si costruisce, nel tempo, una documentazione verificabile verso tutti gli stakeholder rilevanti: UEFA, sponsor, investitori, istituti di credito, comunità locale.
Esistono oggi strumenti tecnologici che rendono questo processo accessibile anche alle società di dimensioni medie, non solo ai top club europei con strutture organizzative complesse. La tecnologia permette di automatizzare la raccolta dei dati, di integrare le rendicontazioni con le normative nazionali e internazionali, di produrre report verificabili in tempi ragionevoli. Quello che fino a pochi anni fa richiedeva mesi di lavoro consulenziale può oggi essere gestito in modo molto più efficiente.
L’importante, come sempre, è iniziare. Perché nel calcio, come nel business, chi costruisce un vantaggio per primo lo difende più a lungo. E la sostenibilità, nel calcio europeo del 2026, è già un vantaggio competitivo per chi ce l’ha. E un ritardo da colmare per tutti gli altri.
Questo contributo è stato realizzato da FDC Consulting D-ESG, società di consulenza che promuove un approccio concreto e data-driven alla sostenibilità, con l’obiettivo di trasformarla in un vantaggio competitivo per le organizzazioni.
Perché la sostenibilità sta diventando un vantaggio competitivo per le società calcistiche
Quando si parla di ESG nel calcio, la prima reazione è spesso la stessa: è un tema per le grandi multinazionali, non per i club sportivi. Oppure: è una questione di immagine, non di business. Entrambe le posizioni sono comprensibili, soprattutto per chi non ha ancora avuto modo di confrontarsi concretamente con quello che sta succedendo nel mercato. Ma i fatti raccontano una storia diversa, e vale la pena conoscerla. ESG significa Environmental, Social, Governance. Tre dimensioni che misurano quanto un'organizzazione
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